Dali Geralle porta in Indonesia una ricerca costruita sulla scomposizione e ricomposizione dei codici dei graffiti. Con “Ricordati Che Sei in una Timeline”, personale presentata negli spazi di Studioland a South Tangerang, l’artista milanese riunisce pittura, fotografia, lavori precedenti e nuove esplorazioni realizzate durante la permanenza a Jakarta. Al centro c’è il post-vandalism, concetto attraverso il quale Geralle interroga il linguaggio che ha contribuito alla sua formazione e ne sposta segni, gesti e strutture verso nuove possibilità visive.
Link ufficiali
Dali Geralle – @dali.ggg
Studioland – @studioland.txl
Grafis Masa Kini – @grafismasakini
TARFU / Things Are Really Fucked Up – @tarfustudio
Dali G.Gallery – @dali.ggallery
Scomporre i codici dei graffiti
La definizione di post-vandalism utilizzata da Geralle è importante per comprendere la mostra senza ridurla al consueto passaggio della street culture dentro uno spazio espositivo. In un’intervista pubblicata da Grafis Masa Kini, l’artista descrive un processo nel quale gli elementi dei graffiti vengono scomposti per essere successivamente ricostruiti attraverso un nuovo linguaggio visivo.
Segni, linee e gesti vengono quindi separati dalla loro funzione originaria e riorganizzati attraverso pittura, fotografia e sperimentazione. L’obiettivo non è riprodurre i graffiti sulla tela, ma lavorare sui loro elementi fino a produrre forme più astratte, sensibili e personali. Nelle parole raccolte da Grafis Masa Kini emerge anche la volontà di spingere il vandalismo verso una dimensione legata alla sensibilità e alla relazione, ampliando ulteriormente il significato attribuito al termine post-vandalism.
Non si tratta inoltre di una definizione costruita esclusivamente attorno alla personale indonesiana. La ricerca sul post-vandalism compare già nell’attività sviluppata da Geralle con The LEX Series, progetto curatoriale realizzato insieme a Davide Onish e dedicato alla trasformazione dei segni e delle tecniche provenienti dal writing attraverso processi di destrutturazione e ricomposizione.
“Ricordati che sei in una timeline”
Il titolo della mostra introduce un secondo elemento centrale: il tempo non viene trattato come una successione ordinata di fasi, ma come uno spazio nel quale passato, presente e futuro possono sovrapporsi. “Ricordati Che Sei in una Timeline” mette infatti insieme opere appartenenti a periodi differenti e lavori sviluppati durante la permanenza di Geralle a Jakarta.
Tra i lavori indicati nella presentazione figurano una serie fotografica sperimentale realizzata all’interno di un edificio abbandonato, il dipinto figurativo “La Rassegnazione” e “La seconda vita in terra bruciata”, opera completata direttamente a Jakarta. La presenza di lavori prodotti in Indonesia impedisce quindi di leggere l’esposizione come una semplice selezione di opere trasferita da Milano a South Tangerang: una parte della ricerca presentata è maturata nello stesso contesto nel quale viene esposta.
Memorie e lavori precedenti entrano così in relazione con esperimenti recenti e proiezioni future. La timeline evocata dal titolo diventa una struttura aperta nella quale esperienze apparentemente distanti possono essere osservate contemporaneamente.
Graffiti, fotografia e ricerca visiva
Il rapporto di Geralle con i graffiti precede di molti anni la formulazione della ricerca attuale. Nato nel 1994 e cresciuto nell’area sud di Milano, ha sviluppato una formazione informale legata ai graffiti e all’ambiente urbano, trasferendo progressivamente quella sensibilità verso illustrazione, tatuaggio, fotografia e successivamente pittura.
Già nel 2015 “Night Carousel”, la sua prima fanzine raccontata da Collater.al, utilizzava la fotografia per documentare treni, yard e ambienti legati ai graffiti. Due anni dopo, in un’intervista a ZERO, Geralle raccontava il proprio rapporto con la zona sud di Milano e una pratica costruita tra grafica, graffiti, fotografia e osservazione delle strade della città.
La fotografia è diventata nel tempo anche attività professionale. Geralle ha lavorato su progetti editoriali e commerciali e Nike lo accredita ufficialmente come fotografo nel progetto “New Belonging: Bebe Vio”. Nel suo percorso compaiono inoltre lavori legati alla moda e alla produzione di immagini, senza che questa dimensione sostituisca la ricerca artistica sviluppata parallelamente.
Oggi la fotografia continua attraverso Dali G.Gallery, mentre Geralle è anche co-founder dello studio creativo THINGS ARE REALLY FUCKED UP / TARFU, attivo nell’art direction e nella produzione di contenuti visivi.
The LEX Series e l’attività curatoriale
Un altro elemento del percorso di Geralle riguarda il ruolo di artista e curatore di The LEX Series. Il progetto permette di osservare il post-vandalism non soltanto attraverso il suo lavoro individuale, ma all’interno di un confronto più ampio con artisti provenienti da esperienze e linguaggi differenti.
Nel 2026 Geralle e Davide Onish hanno curato “IMPRESSIONE” alla Galleria Montegani di Milano, secondo volume di The LEX Series, coinvolgendo Boris Dewjatkin, Dima Ilko, Kenneth Letsoin e Martinus Papilaja. Il progetto prosegue una riflessione sulla trasformazione dei codici del writing e sulla possibilità di utilizzarne segni, tecniche e strutture oltre le loro configurazioni originarie.
È in questo punto che il percorso curatoriale e quello personale di Geralle iniziano a sovrapporsi: il post-vandalism non viene presentato come uno stile chiuso, ma come un campo di ricerca attraverso il quale mettere in discussione linguaggi già acquisiti.
Una ricerca che continua in Indonesia
La personale da Studioland concentra quindi diversi elementi presenti nel lavoro di Dali Geralle: l’esperienza con i graffiti, la fotografia, la pittura, l’attività curatoriale e una riflessione sul modo in cui immagini e memorie cambiano significato nel tempo.
L’approfondimento pubblicato da Grafis Masa Kini alla vigilia dell’apertura permette soprattutto di evitare una lettura superficiale del termine post-vandalism. Non si tratta semplicemente di spostare i graffiti dalla strada alla galleria, ma di scomporne gli elementi, conservarne alcune tensioni e utilizzarli come materiale per costruire nuove forme.
“Ricordati Che Sei in una Timeline” fotografa questa ricerca in un momento preciso senza trasformarla in un punto d’arrivo. Pittura, fotografia e sperimentazione continuano a convivere nello stesso vocabolario, mentre il linguaggio che ha contribuito alla formazione dell’artista viene continuamente riletto, isolato e ricomposto.




