Un archivio che diventa manifesto
Ogni etichetta discografica costruisce la propria identità attraverso il catalogo che sceglie di pubblicare. Alcune lo fanno seguendo un preciso orientamento musicale, altre privilegiando una scena, una comunità o una determinata estetica. Più raramente, però, una label decide di raccontare sé stessa tornando sul proprio archivio e selezionando alcune pubblicazioni come sintesi del proprio percorso.
È la scelta compiuta da Bronson Recordings, etichetta indipendente con sede a Ravenna, che nelle ultime settimane ha riportato l’attenzione su sette uscite della collana Weird Tapes. Non una classifica delle produzioni più importanti, né una retrospettiva esaustiva del catalogo, ma una selezione capace di restituire la varietà della ricerca sviluppata dall’etichetta negli anni: improvvisazione, psichedelia, noise, ambient, registrazioni dal vivo e collaborazioni internazionali convivono all’interno di un unico racconto curatoriale.
Quelle sette audiocassette diventano così una chiave di lettura per comprendere l’identità di Bronson Recordings e il modo in cui la label ha costruito il proprio catalogo.
Bronson Recordings: una label nata da un ecosistema culturale
Fondata da Bronson Produzioni, Bronson Recordings nasce come naturale estensione di un progetto culturale che da oltre vent’anni anima la scena indipendente ravennate attraverso concerti, festival e attività di produzione. L’etichetta esordisce con una serie di 7″ in edizione limitata, ma nel tempo amplia progressivamente il proprio catalogo, alternando vinili, audiocassette e pubblicazioni digitali senza legarsi a un solo genere musicale.
Più che una semplice casa discografica, Bronson Recordings rappresenta il versante editoriale di un ecosistema che comprende il Bronson Club, Hana-Bi e festival come Beaches Brew e Transmissions. È in questo contesto che molti progetti prendono forma: alcuni nascono durante residenze artistiche, altri vengono documentati dal vivo, altri ancora sviluppano collaborazioni costruite negli anni attraverso la programmazione concertistica.
Sul sito ufficiale Bronson Produzioni descrive così la propria filosofia: tutte le produzioni condividono una relazione di fondo, che può essere musicale, estetica, concettuale oppure semplicemente atmosferica. L’obiettivo dichiarato è pubblicare «la musica che vorremmo ascoltare», senza inseguire appartenenze di genere o strategie commerciali.
Anche la presentazione della label su Bandcamp sintetizza efficacemente questa visione. Lo slogan “Outsiders and Forerunners are welcome”, accompagnato dall’invito a “Enter the sound of the Red Desert”, richiama un immaginario che attraversa buona parte del catalogo: un territorio in cui rock sperimentale, elettronica, improvvisazione, post-punk e ricerca sonora convivono senza gerarchie.
In quest’ottica, la collana Weird Tapes assume un ruolo particolare. Lontana da qualsiasi logica nostalgica legata al supporto fisico, utilizza l’audiocassetta come formato agile e limitato per documentare incontri artistici, registrazioni irripetibili e progetti che difficilmente troverebbero spazio all’interno di un catalogo più convenzionale.
Le sette pubblicazioni recentemente riproposte da Bronson non sono quindi un’operazione celebrativa. Sono, piuttosto, sette prospettive differenti sulla stessa idea di curatela.
Crisalide Fossile: l’improvvisazione come documento
Tra le uscite più rappresentative della collana Weird Tapes c’è Crisalide Fossile, registrazione nata durante Transmissions VII, festival che da anni rappresenta uno dei principali laboratori dedicati alla musica sperimentale in Italia.
La pubblicazione documenta un incontro irripetibile tra Bruno Dorella, Stefania Pedretti e il compositore statunitense Raven Chacon, registrato durante una night session del festival. L’intera cassetta è costruita attorno a un’unica lunga improvvisazione di circa tredici minuti, successivamente pubblicata in un’edizione limitata di appena 175 copie.
Ciò che rende significativo questo lavoro non è soltanto la presenza dei tre musicisti, ma il momento storico in cui quell’incontro avviene. Quando la registrazione viene realizzata, Raven Chacon è già una figura riconosciuta nell’ambito della musica contemporanea sperimentale; pochi anni dopo diventerà il primo compositore nativo americano a vincere il Premio Pulitzer per la musica. La cassetta conserva quindi una testimonianza di una collaborazione sviluppata in un contesto indipendente ben prima che il suo nome acquisisse una risonanza internazionale.
Allo stesso tempo, Crisalide Fossile racconta perfettamente il metodo di lavoro di Bronson Recordings. L’etichetta non documenta semplicemente un concerto, ma sceglie di fissare su supporto un momento irripetibile nato dall’incontro tra artisti provenienti da percorsi differenti. L’audiocassetta diventa così un archivio dell’esperienza, più che un tradizionale prodotto discografico.
Adriano Zanni: fotografare il paesaggio attraverso il suono
Se Crisalide Fossile documenta un incontro irripetibile, Soundtrack For Falling Trees rappresenta invece uno degli esempi più compiuti della dimensione interdisciplinare perseguita da Bronson Recordings.
Attivo inizialmente con il moniker Punck, Adriano Zanni è un artista sonoro e fotografo che da anni sviluppa una ricerca in cui immagini, memoria e paesaggio dialogano costantemente. Dopo un lungo periodo di silenzio discografico, nel 2017 inaugura una nuova fase del proprio percorso pubblicando il 7″ Falling Apart, la cassetta Soundtrack For Falling Trees per Bronson Recordings e, successivamente, l’album Disappearing.
Il progetto nasce parallelamente a una ricerca fotografica dedicata agli alberi solitari della Romagna. La musica non accompagna semplicemente le immagini: ne rappresenta la memoria sonora. Field recordings, strumenti analogici e digitali costruiscono un paesaggio acustico in cui il confine tra documentazione e composizione diventa sempre più sottile.
La figura dell’albero attraversa l’intero lavoro di Zanni e diventa un elemento ricorrente della sua poetica. Non è soltanto un soggetto fotografico, ma un dispositivo narrativo che collega paesaggio, ricordo e identità. Lo stesso artista ha spiegato come gli alberi rappresentino «un fitto ammasso di ricordi e pensieri» e costituiscano il filo conduttore dei suoi lavori più recenti.
Questa relazione tra immagine e suono trova il proprio compimento quando Soundtrack For Falling Trees viene affiancato da un volume fotografico di 96 pagine realizzato insieme a Bronson Recordings e Boring Machines. La pubblicazione dimostra come la label ravennate consideri il catalogo non soltanto una raccolta di dischi, ma uno spazio in cui discipline differenti possono convivere all’interno dello stesso progetto editoriale.
Più che pubblicare un album ambient, Bronson Recordings sceglie quindi di sostenere una ricerca artistica che attraversa fotografia, editoria e composizione sonora, confermando la volontà di documentare percorsi creativi difficilmente riconducibili a un unico linguaggio.
Tiresia: il punto d’incontro tra due percorsi artistici
Tra le pubblicazioni più emblematiche della collana Weird Tapes c’è anche Tiresia, progetto nato dall’incontro tra Bruno Dorella e Stefano Ghittoni, due musicisti che arrivano da percorsi differenti ma accomunati da una lunga esperienza nella sperimentazione.
Dorella è una figura centrale della scena indipendente italiana attraverso progetti come OvO, Bachi da Pietra, Ronin e numerose collaborazioni tra rock sperimentale, drone e improvvisazione. Ghittoni è invece fondatore dei The Dining Rooms, progetto che dagli anni Novanta attraversa elettronica, jazz, colonne sonore e ambient. La nascita di Tiresia rappresenta quindi l’incontro tra due linguaggi già maturi, più che un semplice side project.
Il nome del progetto rimanda naturalmente all’indovino della mitologia greca, ma il riferimento dichiarato guarda soprattutto a “I Cannibali” di Liliana Cavani (1970), dove Tiresia diventa una figura mistica e ribelle capace di opporsi a un potere autoritario. Da questa suggestione prende forma una musica costruita su frammenti di minimalismo, psichedelia, ambient e improvvisazione, lontana da qualsiasi struttura tradizionale.
Anche in questo caso Bronson Recordings non sceglie un progetto facilmente classificabile. Pubblica invece un lavoro che nasce dall’incontro tra esperienze diverse e che riflette una delle costanti della propria linea editoriale: favorire collaborazioni in cui il dialogo tra artisti diventa parte integrante dell’opera.
Tiresia rappresenta così uno dei punti di contatto più evidenti tra la dimensione concertistica costruita negli anni da Bronson Produzioni e quella discografica sviluppata dalla label. Il catalogo non documenta semplicemente musicisti già affermati, ma registra nuovi percorsi nati proprio all’interno dell’ecosistema culturale ravennate.
Polygondwanaland: quando una pubblicazione diventa un gesto curatoriale
Tra le sette uscite selezionate da Bronson Recordings compare anche “Polygondwanaland” dei King Gizzard & The Lizard Wizard, probabilmente la pubblicazione più conosciuta dell’intera serie.
Nel 2017 la band australiana prende una decisione destinata a diventare un caso nella storia recente dell’industria musicale: pubblica l’album rendendo disponibili gratuitamente master e artwork, invitando etichette, artisti e appassionati a realizzare le proprie edizioni senza dover chiedere alcuna autorizzazione.
Da quel momento nascono centinaia di versioni differenti in tutto il mondo, ognuna con caratteristiche grafiche e produttive proprie. Bronson Recordings sceglie di partecipare a questa esperienza attraverso una propria edizione della collana Weird Tapes, trasformando un progetto globale in un tassello coerente del proprio catalogo.
La scelta è significativa perché dimostra come la linea curatoriale della label non si limiti alla produzione di opere originali. Bronson seleziona anche progetti che incarnano la stessa idea di indipendenza, sperimentazione e libertà editoriale che caratterizza il resto del catalogo.
In questo senso Polygondwanaland non rappresenta un’eccezione, ma conferma la capacità della label di mettere in relazione esperienze internazionali e ricerca locale all’interno di una visione comune.
BC35 Collective: un ponte tra Ravenna e l’underground newyorkese
Tra le pubblicazioni della collana Weird Tapes trova spazio anche BC35, progetto che testimonia un’altra caratteristica ricorrente del catalogo Bronson: la costruzione di connessioni internazionali.
La registrazione nasce in occasione del trentacinquesimo anniversario del BC Studio di Brooklyn, storico studio fondato dal produttore e musicista Martin Bisi. Dagli anni Ottanta il BC Studio è stato uno dei luoghi simbolo della scena indipendente newyorkese, ospitando registrazioni di artisti come Sonic Youth, Swans, John Zorn, Cop Shoot Cop, Foetus e numerosi protagonisti della musica sperimentale americana.
La pubblicazione riunisce musicisti provenienti da esperienze differenti, tra cui componenti di Live Skull, White Hills, Parlor Walls, Tidal Channel e altri progetti gravitanti attorno alla scena underground di New York. Più che documentare una semplice collaborazione, BC35 rappresenta l’incontro tra due realtà che condividono un approccio simile alla produzione culturale: quello costruito da Martin Bisi attraverso il BC Studio e quello sviluppato negli anni da Bronson Produzioni tra concerti, festival e attività discografica.
Anche in questo caso la scelta editoriale non è casuale. Bronson Recordings inserisce nel proprio catalogo un progetto che amplia il dialogo internazionale della label senza perdere coerenza con la propria identità curatoriale, dimostrando come la ricerca sonora possa attraversare confini geografici mantenendo intatto il proprio linguaggio.
SAN LEO: quando la registrazione diventa memoria
L’ultima pubblicazione della selezione è SAN LEO, progetto che sintetizza un’altra delle anime più riconoscibili di Bronson Recordings: quella dedicata alla documentazione di esperienze irripetibili.
Come altre uscite della collana Weird Tapes, anche SAN LEO nasce da una registrazione dal vivo e conserva il carattere aperto dell’improvvisazione. L’interesse della label non è rivolto alla perfezione formale della produzione in studio, ma alla possibilità di trasformare un momento destinato a esistere una sola volta in un documento permanente.
Questa attenzione alla memoria attraversa buona parte del catalogo Bronson. Molte pubblicazioni non vengono concepite come semplici dischi, ma come testimonianze di incontri, residenze artistiche, concerti e percorsi condivisi. L’audiocassetta diventa così il supporto ideale per custodire lavori che mantengono intatto il loro carattere artigianale e sperimentale.
Osservata insieme alle altre sei uscite, SAN LEO completa un mosaico che attraversa linguaggi molto diversi senza perdere coerenza. Ogni pubblicazione aggiunge un punto di vista differente, contribuendo a definire un catalogo costruito più sulla qualità delle relazioni artistiche che sull’appartenenza a un genere musicale.
Un catalogo come autoritratto
Le sette pubblicazioni riproposte da Bronson Recordings non raccontano l’intero catalogo della label e non pretendono di individuare le uscite più rappresentative. Piuttosto, funzionano come un percorso curatoriale che permette di osservare da vicino il metodo con cui l’etichetta costruisce la propria identità.
L’improvvisazione di Crisalide Fossile, la dimensione interdisciplinare di Adriano Zanni, il dialogo tra linguaggi di Tiresia, la scrittura sonora di ELM, il legame internazionale di BC35, la memoria custodita da SAN LEO e la scelta di pubblicare una propria edizione di “Polygondwanaland” delineano una traiettoria comune. Non esiste un genere dominante né una formula estetica ripetuta: ciò che tiene insieme queste opere è un modo di intendere la curatela come costruzione di relazioni, documentazione di esperienze e attenzione verso percorsi artistici indipendenti.
È probabilmente questo il significato più interessante della recente selezione condivisa da Bronson Recordings. Più che guardare al passato con intento celebrativo, la label utilizza il proprio archivio per spiegare come si è formato il suo catalogo e quali principi continuino a guidarne le scelte.
In un panorama in cui molte etichette comunicano soprattutto le novità, Bronson sceglie di rileggere il proprio percorso. E quelle sette audiocassette, osservate una accanto all’altra, finiscono per raccontare molto più delle singole pubblicazioni: raccontano il modo in cui un’etichetta indipendente ha costruito, nel tempo, la propria identità.





