Pugilist, prima trasmissione di Strata

Pugilist, prima trasmissione di Strata

CEE porta nel formato mix una ricerca costruita negli anni tra musica elettronica, natura, tecnologia e cultura visiva. La nuova serie si chiama Strata e parte da Pugilist, progetto di Alex Dickson: un producer la cui traiettoria tra dub, bass music, jungle, drum & bass e techno offre una prima chiave per capire il nuovo spazio curatoriale aperto dal progetto di Barcellona.

CEE

Prima di arrivare a Strata bisogna partire da CEE e dal modo in cui il progetto ha progressivamente costruito un’identità che non coincide esclusivamente con quella di un’etichetta discografica. Con base a Barcellona, CEE riunisce musica, design, creatività digitale e ricerca intorno a un campo nel quale tecnologia, arte e natura vengono considerate parti dello stesso processo culturale; nella propria presentazione il progetto parla infatti di una comunità composta da musicisti, designer, creativi digitali, ricercatori e teorici, facendo emergere fin dall’origine una dimensione interdisciplinare che aiuta a leggere anche le sue pubblicazioni musicali.

Questa impostazione è diventata particolarmente evidente attraverso “PRIMARY FOREST”, serie di compilation con cui CEE ha costruito una parte consistente del proprio universo sonoro. Già nel primo capitolo il rapporto tra natura e tecnologia non veniva presentato attraverso una contrapposizione, ma come convivenza all’interno dello stesso ecosistema; sul piano musicale, questo ha permesso al catalogo di mettere in relazione bass music, jungle, techno ed elettronica sperimentale senza trasformare necessariamente queste categorie in compartimenti separati.

CEE ha quindi sviluppato nel tempo un linguaggio nel quale la musica rappresenta soltanto una delle possibili forme della ricerca. Il punto interessante non è tanto l’ampiezza delle discipline coinvolte, quanto la continuità con cui lo stesso sistema di riferimenti ritorna nei dischi, nella comunicazione e nell’identità visiva: frequenza, ambiente, organismi, trasformazione tecnologica e immaginazione del futuro non vengono utilizzati come semplici elementi estetici, ma contribuiscono a definire il modo in cui il progetto si presenta e organizza i propri contenuti.

Dalla bioacustica all’identità visiva

Un esempio particolarmente chiaro arriva dal lavoro realizzato da Aleix Font per l’identità di CEE. Il designer ha sviluppato il sistema visivo partendo dalla bioacustica e dallo studio degli spettri di frequenza, traducendo informazioni sonore in elementi grafici e lavorando sulla possibilità di creare una relazione diretta tra suono, forma e linguaggio. La tipografia stessa nasce dalle forme generate dalle frequenze associate alla pronuncia delle lettere, producendo un sistema visivo che Font descrive attraverso una tensione tra dimensione organica e carattere criptico.

Questo passaggio è importante perché permette di evitare una lettura superficiale del vocabolario utilizzato oggi per Strata. Quando CEE parla di materia organica, tecnologia e futuri immaginati, non introduce improvvisamente un nuovo immaginario costruito per accompagnare una serie di mix, ma torna su coordinate già presenti nel progetto e sperimentate attraverso supporti differenti. Strata cambia il formato attraverso cui questa ricerca viene articolata, non necessariamente il terreno da cui parte.

Nasce Strata

È dentro questo percorso che arriva Strata, presentata da CEE come una nuova mix series dedicata all’esplorazione delle intersezioni tra materia organica, tecnologia e futuri immaginati attraverso il suono degli artisti scelti dal progetto. La formula è volutamente ampia e, almeno nella fase iniziale, CEE non ha fornito elementi sufficienti per stabilire una periodicità, conoscere i prossimi partecipanti o capire se ogni trasmissione seguirà una struttura ricorrente; quello che emerge con chiarezza è invece la volontà di aggiungere il formato mix agli strumenti attraverso cui il progetto costruisce le proprie relazioni musicali.

La differenza rispetto a una compilation è sostanziale. In una serie come “PRIMARY FOREST” è CEE a stabilire direttamente il dialogo tra artisti e produzioni differenti, riunendoli nello stesso oggetto discografico; in Strata, invece, una parte di questa funzione curatoriale viene consegnata temporaneamente all’artista invitato, che attraverso la selezione può rendere visibili non soltanto le proprie produzioni, ma anche influenze, collaborazioni, materiale ancora inedito e connessioni con scene differenti.

Per la prima trasmissione CEE sceglie Pugilist.

Pugilist torna su CEE

La scelta non rappresenta un primo incontro. Pugilist era già entrato nel catalogo di CEE attraverso “Polygon”, collaborazione con Forest Drive West inclusa in “PRIMARY FOREST 03”, compilation nella quale comparivano anche Air Max ’97, Doctor Jeep, Flore, Jdotbalance, Cocktail Party Effect e Om Unit con Delay Grounds. È per questo che, nell’annunciare Strata, CEE parla esplicitamente di Pugilist come di un artista che torna nel proprio ecosistema.

Il passaggio dalla compilation al mix modifica però profondamente la prospettiva. Con “Polygon”, Pugilist occupava uno spazio all’interno di una costruzione collettiva definita dalla label; con Strata è invece Alex Dickson a disporre di circa un’ora per costruire autonomamente le relazioni tra le tracce, utilizzando materiale proprio, collaborazioni, produzioni unreleased e forthcoming insieme a dischi provenienti da zone differenti della club music contemporanea.

Resident Advisor ha selezionato il mix come Mix Of The Day il 4 ottobre, descrivendo una trasmissione orientata verso territori dubwise tra house e techno e sottolineando la presenza di materiale inedito dello stesso Pugilist. La tracklist completa pubblicata da CEE restituisce tuttavia un campo ancora più ampio, nel quale Chaos In The CBD, DJ Lag, Donato Dozzy, Surgeon e Alex Smoke convivono con una quantità significativa di produzioni non ancora pubblicate.

Alex Dickson e la costruzione di Pugilist

Dietro Pugilist c’è Alex Dickson, producer nato in Scozia, cresciuto in Nuova Zelanda e basato a Melbourne, il cui percorso si è sviluppato attraversando dub, dubstep, jungle, drum & bass, techno, dub techno, breakbeat e differenti declinazioni della bass music. Più che una successione di cambi stilistici, questa mobilità costituisce uno degli elementi centrali del progetto: Dickson ha raccontato di aver costruito Pugilist proprio per mantenere una libertà creativa sufficiente a non essere identificato permanentemente con un solo genere.

Anche la sua discografia rende visibile questa impostazione. Nel tempo Pugilist ha pubblicato attraverso realtà molto differenti come 3024, AD 93, Samurai Music, Nous’klaer Audio, Rupture, Banoffee Pies e Shall Not Fade, muovendosi tra contesti che appartengono a genealogie diverse della musica elettronica senza fare della variazione un esercizio di stile. A rimanere riconoscibili sono soprattutto il rapporto con le basse frequenze, l’influenza del dub, l’attenzione allo spazio e un lavoro ritmico capace di sopravvivere ai cambiamenti di velocità.

È proprio il dub a rappresentare una delle coordinate più persistenti. Anche quando Pugilist si avvicina a strutture più esplicitamente techno o aumenta considerevolmente il BPM, profondità, uso dello spazio e centralità delle frequenze basse continuano a emergere, rendendo poco efficace una lettura del progetto costruita esclusivamente intorno alla techno. Nel suo percorso bass music e cultura sound system non sono deviazioni laterali, ma parti della formazione attraverso cui Dickson ha costruito il proprio metodo.

Ruff Kutz e l’autonomia

Questa esigenza di libertà ha trovato uno spazio ancora più diretto con Ruff Kutz, etichetta personale concepita senza un suono o un tempo prestabiliti. L’idea permette a Dickson di pubblicare materiale senza doverlo necessariamente adattare all’identità di una label esterna e rende Ruff Kutz una sorta di laboratorio attraverso cui osservare le diverse direzioni di Pugilist come parti dello stesso percorso.

Con “Monument”, la relazione con la techno diventava più esplicita, ma senza produrre una rottura con il lavoro precedente. Dickson spiegava come quell’influenza fosse presente da tempo nella propria musica, anche se fino a quel momento non riteneva di aver pubblicato una traccia completamente techno; una distinzione interessante perché mostra quanto, nel suo metodo, le categorie servano soprattutto a descrivere temporaneamente una produzione e molto meno a definire l’identità complessiva del progetto.

“Found Sound”

Nel 2026 questa traiettoria raggiunge un passaggio importante con “Found Sound”, debut album di Pugilist pubblicato attraverso Ruff Kutz dopo oltre un decennio di attività sotto questo alias. Mixmag Australia, ricostruendo il percorso che conduce al disco, parla di oltre settanta pubblicazioni precedenti all’album: un dato che rende evidente come “Found Sound” non sia il punto di partenza di Pugilist, ma il momento in cui un catalogo già molto esteso trova per la prima volta una forma lunga.

Dickson ha raccontato il disco come un lavoro introspettivo alimentato da idee e materiali raccolti nell’arco di circa dieci anni. Dub, basse frequenze, percussioni e differenti velocità vengono organizzati all’interno dello stesso progetto senza la necessità di stabilire un centro stilistico definitivo, trasformando l’album in una sintesi non tanto dei generi attraversati quanto del metodo con cui Pugilist ha imparato a metterli in relazione.

Pochi mesi dopo arriva “Triads” su Samurai Music, quattro tracce che spostano nuovamente il baricentro verso strutture più veloci e mettono in comunicazione propulsione techno, drum & bass, bass music ed elementi rave. Osservati insieme, “Found Sound” e “Triads” mostrano perché la mobilità di Pugilist non debba essere interpretata come una sequenza di cambi di direzione: sono piuttosto due configurazioni differenti dello stesso approccio.

Dentro la prima Strata

La tracklist della prima Strata permette di osservare questo metodo quasi in tempo reale, perché una parte consistente della trasmissione è occupata da produzioni dello stesso Pugilist e dalle sue collaborazioni. Si parte con Pugilist & POD – “Galvanize”, indicata come forthcoming su Control Freak, per arrivare a Pugilist & Della – “Bell St Skankin’” feat. Faboo Sunjah, forthcoming su Upstairs Downstairs, mentre più avanti compare anche una produzione untitled e ancora unreleased dello stesso Dickson.

Particolarmente presente è il rapporto con Faulsk: “Nutropic” risulta unreleased, “Transmission” forthcoming e “Retrospect” forthcoming su Ruff Kutz. In mezzo compare anche “Roll Off”, produzione di Pugilist pubblicata da ZamZam Sounds, creando un collegamento tra materiale appartenente a momenti differenti della sua discografia e tracce che, al momento della trasmissione, devono ancora essere pubblicate.

Il mix non funziona quindi soltanto come selezione di ascolti o influenze. Diventa anche un modo per osservare lo stato attuale della produzione di Dickson e la rete di collaborazioni che la circonda, mettendo sullo stesso piano catalogo, presente e materiale futuro senza organizzarli secondo una progressione cronologica.

Da Chaos In The CBD a DJ Lag

Intorno a questo nucleo personale, la selezione amplia continuamente le coordinate. Chaos In The CBD compare con “Unsound Mind” su In Dust We Trust, portando nel mix una house profonda e fortemente orientata al groove; Amandra & Karim entrano invece attraverso “Sqala 3 (Donato Dozzy Remix)”, dove la ripetizione e la dimensione ipnotica spostano la traiettoria verso un’altra interpretazione della techno.

Con DJ Lag – “Switz”, pubblicata da Goon Club Allstars, la geografia ritmica cambia ancora. DJ Lag è una delle figure centrali nella diffusione internazionale del gqom sviluppatosi a Durban, e la sua presenza all’interno della stessa selezione di Chaos In The CBD, Donato Dozzy e Pugilist mostra quanto poco utile sarebbe ridurre Strata a una normale successione di tracce techno. Le genealogie sono differenti, ma vengono messe in relazione attraverso ritmo, basse frequenze e pressione piuttosto che attraverso l’appartenenza allo stesso genere.

Surgeon, Alex Smoke e le trasformazioni

Un altro passaggio significativo arriva con Surgeon – “Muggerscum Out (Alex Smoke Remix)” su Soma Quality Recordings. La scelta mette nello stesso brano due traiettorie importanti dell’elettronica britannica e, soprattutto, introduce ancora una volta il tema della trasformazione: Pugilist non inserisce semplicemente Surgeon nella tracklist, ma una sua produzione riletta da Alex Smoke.

Accanto a questi nomi compaiono Beatrice M & Theorist, Drought Tactics & Faulsk, Sub Basics & Thanos Hana e diversi Unknown Artist, mentre numerose tracce vengono indicate come forthcoming. La quantità di materiale non ancora disponibile pubblicamente rende la prima Strata anche un documento su una rete produttiva in formazione, nella quale il mix non guarda soltanto a ciò che è già stato pubblicato ma lascia entrare musica che deve ancora trovare una collocazione definitiva.

Il mix come spazio curatoriale

È probabilmente questo il punto nel quale Strata diventa più interessante rispetto alla quantità enorme di mix series già presenti nella musica elettronica. CEE non utilizza necessariamente il formato per costruire una semplice successione di guest mix, almeno per quanto possiamo osservare dalla prima trasmissione, ma apre uno spazio nel quale l’artista invitato può rendere visibili le relazioni che circondano il proprio lavoro.

Nel caso di Pugilist queste relazioni attraversano dub, house, bass music, jungle, drum & bass, gqom e techno, ma il risultato non sembra interessato a dimostrare un generico eclettismo. È più utile osservare come linguaggi con storie differenti vengano collegati attraverso ritmo, frequenze, spazio e trasformazione, gli stessi elementi che ricorrono tanto nella produzione di Dickson quanto nel vocabolario costruito negli anni da CEE.

Non sappiamo se questa impostazione diventerà una regola di Strata. CEE non ha ancora fornito abbastanza elementi per stabilire quale sarà la periodicità della serie, chi arriverà dopo Pugilist o quanto ogni episodio sarà legato alla presenza di unreleased e forthcoming. Sarebbe quindi prematuro attribuire alla serie una struttura che soltanto le prossime trasmissioni potranno confermare.

Il primo strato

Quello che la prima uscita permette già di osservare è invece il passaggio compiuto da CEE. Dopo aver utilizzato compilation, produzioni discografiche e identità visiva per mettere in relazione musica elettronica, natura e tecnologia, il progetto introduce il mix come un ulteriore dispositivo curatoriale e affida la prima trasmissione a un artista che ha costruito buona parte della propria identità evitando confini stilistici troppo rigidi.

Pugilist risponde mettendo insieme materiale pubblicato e inedito, produzioni proprie e collaborazioni, artisti appartenenti a scene differenti e tracce che devono ancora entrare ufficialmente nei cataloghi. Il risultato non definisce una volta per tutte cosa sarà Strata, e probabilmente è proprio questo il dato più interessante della partenza: CEE stabilisce una cornice, mentre è l’artista a mostrarne ogni volta le possibili profondità.

Con Pugilist arriva il primo strato. Gli altri, per ora, restano ancora da scoprire.

CEE porta nel formato mix una ricerca costruita negli anni tra musica elettronica, natura, tecnologia e cultura visiva. La nuova serie si chiama Strata e parte da Pugilist, progetto di Alex Dickson: un producer la cui traiettoria tra dub, bass music, jungle, drum & bass e techno offre una prima chiave per capire il nuovo spazio curatoriale aperto dal progetto di Barcellona.

CEE

Prima di arrivare a Strata bisogna partire da CEE e dal modo in cui il progetto ha progressivamente costruito un’identità che non coincide esclusivamente con quella di un’etichetta discografica. Con base a Barcellona, CEE riunisce musica, design, creatività digitale e ricerca intorno a un campo nel quale tecnologia, arte e natura vengono considerate parti dello stesso processo culturale; nella propria presentazione il progetto parla infatti di una comunità composta da musicisti, designer, creativi digitali, ricercatori e teorici, facendo emergere fin dall’origine una dimensione interdisciplinare che aiuta a leggere anche le sue pubblicazioni musicali.

Questa impostazione è diventata particolarmente evidente attraverso “PRIMARY FOREST”, serie di compilation con cui CEE ha costruito una parte consistente del proprio universo sonoro. Già nel primo capitolo il rapporto tra natura e tecnologia non veniva presentato attraverso una contrapposizione, ma come convivenza all’interno dello stesso ecosistema; sul piano musicale, questo ha permesso al catalogo di mettere in relazione bass music, jungle, techno ed elettronica sperimentale senza trasformare necessariamente queste categorie in compartimenti separati.

CEE ha quindi sviluppato nel tempo un linguaggio nel quale la musica rappresenta soltanto una delle possibili forme della ricerca. Il punto interessante non è tanto l’ampiezza delle discipline coinvolte, quanto la continuità con cui lo stesso sistema di riferimenti ritorna nei dischi, nella comunicazione e nell’identità visiva: frequenza, ambiente, organismi, trasformazione tecnologica e immaginazione del futuro non vengono utilizzati come semplici elementi estetici, ma contribuiscono a definire il modo in cui il progetto si presenta e organizza i propri contenuti.

Dalla bioacustica all’identità visiva

Un esempio particolarmente chiaro arriva dal lavoro realizzato da Aleix Font per l’identità di CEE. Il designer ha sviluppato il sistema visivo partendo dalla bioacustica e dallo studio degli spettri di frequenza, traducendo informazioni sonore in elementi grafici e lavorando sulla possibilità di creare una relazione diretta tra suono, forma e linguaggio. La tipografia stessa nasce dalle forme generate dalle frequenze associate alla pronuncia delle lettere, producendo un sistema visivo che Font descrive attraverso una tensione tra dimensione organica e carattere criptico.

Questo passaggio è importante perché permette di evitare una lettura superficiale del vocabolario utilizzato oggi per Strata. Quando CEE parla di materia organica, tecnologia e futuri immaginati, non introduce improvvisamente un nuovo immaginario costruito per accompagnare una serie di mix, ma torna su coordinate già presenti nel progetto e sperimentate attraverso supporti differenti. Strata cambia il formato attraverso cui questa ricerca viene articolata, non necessariamente il terreno da cui parte.

Nasce Strata

È dentro questo percorso che arriva Strata, presentata da CEE come una nuova mix series dedicata all’esplorazione delle intersezioni tra materia organica, tecnologia e futuri immaginati attraverso il suono degli artisti scelti dal progetto. La formula è volutamente ampia e, almeno nella fase iniziale, CEE non ha fornito elementi sufficienti per stabilire una periodicità, conoscere i prossimi partecipanti o capire se ogni trasmissione seguirà una struttura ricorrente; quello che emerge con chiarezza è invece la volontà di aggiungere il formato mix agli strumenti attraverso cui il progetto costruisce le proprie relazioni musicali.

La differenza rispetto a una compilation è sostanziale. In una serie come “PRIMARY FOREST” è CEE a stabilire direttamente il dialogo tra artisti e produzioni differenti, riunendoli nello stesso oggetto discografico; in Strata, invece, una parte di questa funzione curatoriale viene consegnata temporaneamente all’artista invitato, che attraverso la selezione può rendere visibili non soltanto le proprie produzioni, ma anche influenze, collaborazioni, materiale ancora inedito e connessioni con scene differenti.

Per la prima trasmissione CEE sceglie Pugilist.

Pugilist torna su CEE

La scelta non rappresenta un primo incontro. Pugilist era già entrato nel catalogo di CEE attraverso “Polygon”, collaborazione con Forest Drive West inclusa in “PRIMARY FOREST 03”, compilation nella quale comparivano anche Air Max ’97, Doctor Jeep, Flore, Jdotbalance, Cocktail Party Effect e Om Unit con Delay Grounds. È per questo che, nell’annunciare Strata, CEE parla esplicitamente di Pugilist come di un artista che torna nel proprio ecosistema.

Il passaggio dalla compilation al mix modifica però profondamente la prospettiva. Con “Polygon”, Pugilist occupava uno spazio all’interno di una costruzione collettiva definita dalla label; con Strata è invece Alex Dickson a disporre di circa un’ora per costruire autonomamente le relazioni tra le tracce, utilizzando materiale proprio, collaborazioni, produzioni unreleased e forthcoming insieme a dischi provenienti da zone differenti della club music contemporanea.

Resident Advisor ha selezionato il mix come Mix Of The Day il 4 ottobre, descrivendo una trasmissione orientata verso territori dubwise tra house e techno e sottolineando la presenza di materiale inedito dello stesso Pugilist. La tracklist completa pubblicata da CEE restituisce tuttavia un campo ancora più ampio, nel quale Chaos In The CBD, DJ Lag, Donato Dozzy, Surgeon e Alex Smoke convivono con una quantità significativa di produzioni non ancora pubblicate.

Alex Dickson e la costruzione di Pugilist

Dietro Pugilist c’è Alex Dickson, producer nato in Scozia, cresciuto in Nuova Zelanda e basato a Melbourne, il cui percorso si è sviluppato attraversando dub, dubstep, jungle, drum & bass, techno, dub techno, breakbeat e differenti declinazioni della bass music. Più che una successione di cambi stilistici, questa mobilità costituisce uno degli elementi centrali del progetto: Dickson ha raccontato di aver costruito Pugilist proprio per mantenere una libertà creativa sufficiente a non essere identificato permanentemente con un solo genere.

Anche la sua discografia rende visibile questa impostazione. Nel tempo Pugilist ha pubblicato attraverso realtà molto differenti come 3024, AD 93, Samurai Music, Nous’klaer Audio, Rupture, Banoffee Pies e Shall Not Fade, muovendosi tra contesti che appartengono a genealogie diverse della musica elettronica senza fare della variazione un esercizio di stile. A rimanere riconoscibili sono soprattutto il rapporto con le basse frequenze, l’influenza del dub, l’attenzione allo spazio e un lavoro ritmico capace di sopravvivere ai cambiamenti di velocità.

È proprio il dub a rappresentare una delle coordinate più persistenti. Anche quando Pugilist si avvicina a strutture più esplicitamente techno o aumenta considerevolmente il BPM, profondità, uso dello spazio e centralità delle frequenze basse continuano a emergere, rendendo poco efficace una lettura del progetto costruita esclusivamente intorno alla techno. Nel suo percorso bass music e cultura sound system non sono deviazioni laterali, ma parti della formazione attraverso cui Dickson ha costruito il proprio metodo.

Ruff Kutz e l’autonomia

Questa esigenza di libertà ha trovato uno spazio ancora più diretto con Ruff Kutz, etichetta personale concepita senza un suono o un tempo prestabiliti. L’idea permette a Dickson di pubblicare materiale senza doverlo necessariamente adattare all’identità di una label esterna e rende Ruff Kutz una sorta di laboratorio attraverso cui osservare le diverse direzioni di Pugilist come parti dello stesso percorso.

Con “Monument”, la relazione con la techno diventava più esplicita, ma senza produrre una rottura con il lavoro precedente. Dickson spiegava come quell’influenza fosse presente da tempo nella propria musica, anche se fino a quel momento non riteneva di aver pubblicato una traccia completamente techno; una distinzione interessante perché mostra quanto, nel suo metodo, le categorie servano soprattutto a descrivere temporaneamente una produzione e molto meno a definire l’identità complessiva del progetto.

“Found Sound”

Nel 2026 questa traiettoria raggiunge un passaggio importante con “Found Sound”, debut album di Pugilist pubblicato attraverso Ruff Kutz dopo oltre un decennio di attività sotto questo alias. Mixmag Australia, ricostruendo il percorso che conduce al disco, parla di oltre settanta pubblicazioni precedenti all’album: un dato che rende evidente come “Found Sound” non sia il punto di partenza di Pugilist, ma il momento in cui un catalogo già molto esteso trova per la prima volta una forma lunga.

Dickson ha raccontato il disco come un lavoro introspettivo alimentato da idee e materiali raccolti nell’arco di circa dieci anni. Dub, basse frequenze, percussioni e differenti velocità vengono organizzati all’interno dello stesso progetto senza la necessità di stabilire un centro stilistico definitivo, trasformando l’album in una sintesi non tanto dei generi attraversati quanto del metodo con cui Pugilist ha imparato a metterli in relazione.

Pochi mesi dopo arriva “Triads” su Samurai Music, quattro tracce che spostano nuovamente il baricentro verso strutture più veloci e mettono in comunicazione propulsione techno, drum & bass, bass music ed elementi rave. Osservati insieme, “Found Sound” e “Triads” mostrano perché la mobilità di Pugilist non debba essere interpretata come una sequenza di cambi di direzione: sono piuttosto due configurazioni differenti dello stesso approccio.

Dentro la prima Strata

La tracklist della prima Strata permette di osservare questo metodo quasi in tempo reale, perché una parte consistente della trasmissione è occupata da produzioni dello stesso Pugilist e dalle sue collaborazioni. Si parte con Pugilist & POD – “Galvanize”, indicata come forthcoming su Control Freak, per arrivare a Pugilist & Della – “Bell St Skankin’” feat. Faboo Sunjah, forthcoming su Upstairs Downstairs, mentre più avanti compare anche una produzione untitled e ancora unreleased dello stesso Dickson.

Particolarmente presente è il rapporto con Faulsk: “Nutropic” risulta unreleased, “Transmission” forthcoming e “Retrospect” forthcoming su Ruff Kutz. In mezzo compare anche “Roll Off”, produzione di Pugilist pubblicata da ZamZam Sounds, creando un collegamento tra materiale appartenente a momenti differenti della sua discografia e tracce che, al momento della trasmissione, devono ancora essere pubblicate.

Il mix non funziona quindi soltanto come selezione di ascolti o influenze. Diventa anche un modo per osservare lo stato attuale della produzione di Dickson e la rete di collaborazioni che la circonda, mettendo sullo stesso piano catalogo, presente e materiale futuro senza organizzarli secondo una progressione cronologica.

Da Chaos In The CBD a DJ Lag

Intorno a questo nucleo personale, la selezione amplia continuamente le coordinate. Chaos In The CBD compare con “Unsound Mind” su In Dust We Trust, portando nel mix una house profonda e fortemente orientata al groove; Amandra & Karim entrano invece attraverso “Sqala 3 (Donato Dozzy Remix)”, dove la ripetizione e la dimensione ipnotica spostano la traiettoria verso un’altra interpretazione della techno.

Con DJ Lag – “Switz”, pubblicata da Goon Club Allstars, la geografia ritmica cambia ancora. DJ Lag è una delle figure centrali nella diffusione internazionale del gqom sviluppatosi a Durban, e la sua presenza all’interno della stessa selezione di Chaos In The CBD, Donato Dozzy e Pugilist mostra quanto poco utile sarebbe ridurre Strata a una normale successione di tracce techno. Le genealogie sono differenti, ma vengono messe in relazione attraverso ritmo, basse frequenze e pressione piuttosto che attraverso l’appartenenza allo stesso genere.

Surgeon, Alex Smoke e le trasformazioni

Un altro passaggio significativo arriva con Surgeon – “Muggerscum Out (Alex Smoke Remix)” su Soma Quality Recordings. La scelta mette nello stesso brano due traiettorie importanti dell’elettronica britannica e, soprattutto, introduce ancora una volta il tema della trasformazione: Pugilist non inserisce semplicemente Surgeon nella tracklist, ma una sua produzione riletta da Alex Smoke.

Accanto a questi nomi compaiono Beatrice M & Theorist, Drought Tactics & Faulsk, Sub Basics & Thanos Hana e diversi Unknown Artist, mentre numerose tracce vengono indicate come forthcoming. La quantità di materiale non ancora disponibile pubblicamente rende la prima Strata anche un documento su una rete produttiva in formazione, nella quale il mix non guarda soltanto a ciò che è già stato pubblicato ma lascia entrare musica che deve ancora trovare una collocazione definitiva.

Il mix come spazio curatoriale

È probabilmente questo il punto nel quale Strata diventa più interessante rispetto alla quantità enorme di mix series già presenti nella musica elettronica. CEE non utilizza necessariamente il formato per costruire una semplice successione di guest mix, almeno per quanto possiamo osservare dalla prima trasmissione, ma apre uno spazio nel quale l’artista invitato può rendere visibili le relazioni che circondano il proprio lavoro.

Nel caso di Pugilist queste relazioni attraversano dub, house, bass music, jungle, drum & bass, gqom e techno, ma il risultato non sembra interessato a dimostrare un generico eclettismo. È più utile osservare come linguaggi con storie differenti vengano collegati attraverso ritmo, frequenze, spazio e trasformazione, gli stessi elementi che ricorrono tanto nella produzione di Dickson quanto nel vocabolario costruito negli anni da CEE.

Non sappiamo se questa impostazione diventerà una regola di Strata. CEE non ha ancora fornito abbastanza elementi per stabilire quale sarà la periodicità della serie, chi arriverà dopo Pugilist o quanto ogni episodio sarà legato alla presenza di unreleased e forthcoming. Sarebbe quindi prematuro attribuire alla serie una struttura che soltanto le prossime trasmissioni potranno confermare.

Il primo strato

Quello che la prima uscita permette già di osservare è invece il passaggio compiuto da CEE. Dopo aver utilizzato compilation, produzioni discografiche e identità visiva per mettere in relazione musica elettronica, natura e tecnologia, il progetto introduce il mix come un ulteriore dispositivo curatoriale e affida la prima trasmissione a un artista che ha costruito buona parte della propria identità evitando confini stilistici troppo rigidi.

Pugilist risponde mettendo insieme materiale pubblicato e inedito, produzioni proprie e collaborazioni, artisti appartenenti a scene differenti e tracce che devono ancora entrare ufficialmente nei cataloghi. Il risultato non definisce una volta per tutte cosa sarà Strata, e probabilmente è proprio questo il dato più interessante della partenza: CEE stabilisce una cornice, mentre è l’artista a mostrarne ogni volta le possibili profondità.

Con Pugilist arriva il primo strato. Gli altri, per ora, restano ancora da scoprire.

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