Stone Island presenta THE CALM AND THE CHAOS: il progetto sulla scena hardcore che divide il pubblico

Stone Island presenta THE CALM AND THE CHAOS: il progetto sulla scena hardcore che divide il pubblico

Stone Island entra nella scena hardcore con “THE CALM AND THE CHAOS”.

Perché il progetto sta dividendo la comunità.

Negli ultimi anni Stone Island ha costruito un percorso che l’ha portata a raccontare comunità e personalità provenienti da mondi molto diversi: dal regista Nick Love al musicista Mike Skinner, dal fighter Chito Vera fino alla comunità cresciuta attorno al mercato di Resina, storico punto di riferimento del vintage nell’area di Napoli. Con “THE CALM AND THE CHAOS”, il brand compie un ulteriore passo in questa direzione entrando nel cuore della scena hardcore e metalcore internazionale.

Secondo Stone Island, il progetto non nasce per raccontare un genere musicale, ma una comunità e i valori che l’hanno resa riconoscibile nel tempo: appartenenza, autenticità e continuità tra generazioni. Per oltre sei mesi il fotografo e regista Isaac Lamb ha seguito High Vis, Angel Du$t, Knocked Loose e Haywire 617 tra Europa e Nord America, documentando non soltanto i concerti, ma anche la quotidianità vissuta lontano dal palco. Il marchio sostiene inoltre di non aver costruito un’estetica artificiale per la campagna, ma di aver documentato un rapporto già esistente con una parte della comunità, i cui protagonisti indossano capi Stone Island contemporanei e d’archivio provenienti dai propri guardaroba.

È proprio questa impostazione ad aver trasformato “THE CALM AND THE CHAOS” in uno dei progetti più discussi delle ultime settimane. Mentre Stone Island presenta il lavoro come la documentazione di un legame costruito nel tempo, una parte della comunità hardcore interpreta la stessa operazione in modo opposto, riaprendo il dibattito sul rapporto tra grandi marchi, sottoculture e autenticità. È da questa contrapposizione che nasce una discussione destinata ad andare ben oltre il lancio di una semplice campagna.

Un progetto che guarda oltre la musica

“THE CALM AND THE CHAOS” è stato realizzato dal fotografo e regista Isaac Lamb, che ha trascorso oltre sei mesi seguendo alcune delle realtà più rappresentative della scena hardcore e metalcore tra Europa e Nord America.

Il progetto coinvolge High Vis, Angel Du$t, Knocked Loose e Haywire 617, ma, secondo Stone Island, non nasce con l’obiettivo di documentare un genere musicale. Il marchio presenta infatti il lavoro come un’indagine sui valori che accomunano questa comunità – autenticità, appartenenza e continuità tra generazioni – più che sulle sue performance dal vivo.

Accanto alle immagini dei concerti trovano spazio prove, trasferimenti, backstage e momenti di quotidianità. È da questa alternanza tra vita privata e palco che nasce il titolo “THE CALM AND THE CHAOS”, accompagnato da un testo scritto e interpretato da Graham Sayle, cantante degli High Vis.

Una relazione che, secondo Stone Island, esiste da decenni

Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda il modo in cui Stone Island racconta il proprio rapporto con la scena hardcore.

Nel materiale ufficiale il brand sostiene di non aver introdotto il proprio immaginario all’interno della comunità, ma di aver documentato una relazione costruita nel corso dei decenni. Per questo motivo i musicisti non sono stati vestiti appositamente per la campagna: indossano una combinazione di capi contemporanei del marchio, pezzi provenienti dai propri guardaroba personali e una selezione di archivio messa a disposizione dal collezionista Archie Maher.

Tra gli esempi citati figurano una Tela Stella reversibile del 1987 indossata da Graham Sayle, una treated denim chore jacket del 1984 scelta da Justice Tripp e un Ice Camouflage bomber del 1991 utilizzato da Tommy degli Haywire 617. Attraverso questi elementi Stone Island sostiene di raccontare un linguaggio visivo già presente all’interno della comunità, piuttosto che costruirne uno nuovo per esigenze di comunicazione.

La continuità con “Community as a Form of Research”

“THE CALM AND THE CHAOS” rappresenta anche la prosecuzione di un percorso culturale già avviato dal marchio.

Stone Island collega infatti il progetto alla piattaforma Stone Island Sound, definita come l’espressione musicale della propria cultura della ricerca, e alla precedente campagna “Community as a Form of Research” per la stagione Autunno/Inverno 2025–2026, che aveva coinvolto Isaac Hale, chitarrista dei Knocked Loose.

Il progetto proseguirà inoltre con la pubblicazione, prevista per settembre 2027, di un tour book realizzato interamente su pellicola 35 mm. Più che limitarsi alla documentazione dei concerti, il volume promette di raccontare le relazioni umane che si sviluppano lontano dal palco, ampliando il lavoro iniziato con il film e la campagna fotografica.

www.stoneisland.com

www.instagram.com/stoneisland

Una campagna che ha acceso il dibattito

Se dal punto di vista produttivo “THE CALM AND THE CHAOS” rappresenta uno dei progetti culturali più ambiziosi realizzati da Stone Island negli ultimi anni, la sua pubblicazione ha rapidamente acceso un intenso confronto all’interno della comunità hardcore.

Sotto i contenuti pubblicati dal brand e da numerose pagine dedicate a moda, musica e cultura underground sono comparsi centinaia di commenti. Gran parte delle discussioni non riguarda il lavoro fotografico di Isaac Lamb, generalmente apprezzato, ma il significato stesso dell’operazione. Una parte della comunità ritiene infatti che un marchio premium non possa rappresentare una sottocultura nata e cresciuta attorno ai principi dell’autoproduzione, dell’indipendenza e dell’etica DIY.

Molti utenti hanno interpretato “THE CALM AND THE CHAOS” come un tentativo di appropriarsi dell’immaginario hardcore per finalità commerciali. Tra i commenti ricorrenti emergono osservazioni sul prezzo dei capi Stone Island, considerato incompatibile con una scena tradizionalmente accessibile, ma anche dubbi sulla possibilità che una multinazionale possa raccontare una cultura costruita storicamente al di fuori delle logiche del mercato.

Accanto alle critiche sono emerse anche posizioni differenti. Diversi utenti hanno ricordato come Stone Island sia presente da decenni nell’immaginario di alcune realtà britanniche legate alla musica, alla cultura terrace e allo streetwear, sostenendo che il rapporto raccontato dal marchio non nascerebbe con questa campagna. Il dibattito, quindi, non riguarda tanto l’esistenza di un legame tra Stone Island e una parte della scena, quanto il modo in cui quel legame viene oggi rappresentato.

Moda e hardcore: un dialogo iniziato molto prima di Stone Island

Le polemiche sorte attorno a “THE CALM AND THE CHAOS” rischiano di far apparire il progetto come un caso isolato. In realtà, il rapporto tra moda e hardcore affonda le proprie radici ben prima dell’iniziativa di Stone Island.

Negli ultimi anni numerosi marchi hanno collaborato con artisti, etichette e simboli della cultura hardcore, punk e metal, contribuendo a rendere sempre più frequente l’incontro tra questi mondi. Uno degli esempi più noti è quello tra Turnstile e Converse, che hanno reinterpretato le iconiche Chuck 70 e One Star Pro attraverso l’identità visiva della band di Baltimora, unendo hardcore, skateboarding e streetwear.

Un approccio differente è stato adottato da Noah, che ha dedicato una capsule collection agli Youth of Today, richiamando apertamente i valori della scena straight edge. Poco dopo, The Hundreds ha aperto gli archivi di Revelation Records, trasformando il patrimonio storico dell’etichetta in una collezione ispirata a gruppi come Youth of Today, Gorilla Biscuits, Judge e Bold.

Anche Supreme ha più volte incrociato il proprio percorso con quello della musica estrema, prima attraverso una collaborazione dedicata ai Dead Kennedys e successivamente, insieme a Vans, con i Bad Brains. Parallelamente Brain Dead ha sviluppato progetti con Earache Records e Cannibal Corpse, mentre PLEASURES ha celebrato l’immaginario degli Slipknot coinvolgendo direttamente membri della loro fanbase nella campagna di lancio.

Questi esempi dimostrano che il dialogo tra moda e sottoculture musicali non rappresenta una novità. Al contrario, è un processo che prosegue da anni e che continua a suscitare reazioni molto diverse, soprattutto quando coinvolge comunità fortemente identitarie come quella hardcore.

La vera questione non è la campagna

Osservando le reazioni emerse nelle ultime settimane, appare evidente come il punto centrale della discussione non sia soltanto “THE CALM AND THE CHAOS”, ma il significato attribuito al rapporto tra grandi marchi e culture indipendenti.

Stone Island descrive il progetto come la documentazione di una relazione costruita nel tempo con una parte della comunità hardcore. Una parte della stessa comunità, invece, legge quella narrazione in modo opposto, interpretandola come l’ennesimo esempio di appropriazione culturale da parte di un grande marchio.

È proprio questa distanza tra la narrazione del brand e quella di una parte della scena ad aver trasformato “THE CALM AND THE CHAOS” in qualcosa di più di una semplice campagna. Prima ancora che un progetto fotografico o un film, è diventato il punto di partenza di una discussione che riguarda il futuro stesso del rapporto tra moda, autenticità e sottoculture contemporanee.

Un confronto destinato a continuare

È difficile immaginare che il dibattito si esaurisca con il ciclo di comunicazione di “THE CALM AND THE CHAOS”. Se c’è un elemento che emerge con chiarezza dalle reazioni delle ultime settimane è che il rapporto tra grandi marchi e sottoculture continua a essere uno dei temi più sensibili della cultura contemporanea.

Da una parte, Stone Island sostiene di aver documentato un legame costruito nel tempo, mostrando una comunità nella quale il marchio sarebbe già presente attraverso capi appartenenti ai guardaroba personali dei musicisti e pezzi d’archivio. Dall’altra, una parte della scena continua a ritenere che l’ingresso di un brand premium in un contesto nato attorno ai valori del DIY e dell’autoproduzione finisca inevitabilmente per alterarne il significato.

È una contrapposizione che, probabilmente, non può essere risolta con una singola campagna. Tuttavia, proprio questa distanza di prospettive rende “THE CALM AND THE CHAOS” uno dei progetti culturali più interessanti realizzati da Stone Island negli ultimi anni: non tanto per le immagini che propone, quanto per la discussione che è riuscito a generare.

Al di là delle opinioni, il progetto offre anche l’occasione per osservare come il rapporto tra moda e culture underground stia cambiando. Se in passato le collaborazioni riguardavano soprattutto capsule collection o prodotti in edizione limitata, oggi i marchi investono sempre più spesso in documentari, libri, archivi e progetti editoriali, cercando di raccontare comunità e linguaggi prima ancora che collezioni.

In questo senso “THE CALM AND THE CHAOS” rappresenta un’evoluzione significativa della strategia culturale di Stone Island. Più che promuovere un prodotto specifico, il progetto prova a costruire un racconto attorno a una comunità. Che questo racconto venga percepito come una documentazione autentica o come un’operazione di marketing resta il punto su cui la comunità continua a dividersi.

Proprio per questo motivo, “THE CALM AND THE CHAOS” difficilmente verrà ricordato soltanto come una campagna fotografica. Più probabilmente sarà ricordato come uno dei casi che hanno riportato al centro del dibattito il rapporto, sempre più complesso, tra moda, identità culturale e sottoculture musicali.

Stone Island entra nella scena hardcore con “THE CALM AND THE CHAOS”.

Perché il progetto sta dividendo la comunità.

Negli ultimi anni Stone Island ha costruito un percorso che l’ha portata a raccontare comunità e personalità provenienti da mondi molto diversi: dal regista Nick Love al musicista Mike Skinner, dal fighter Chito Vera fino alla comunità cresciuta attorno al mercato di Resina, storico punto di riferimento del vintage nell’area di Napoli. Con “THE CALM AND THE CHAOS”, il brand compie un ulteriore passo in questa direzione entrando nel cuore della scena hardcore e metalcore internazionale.

Secondo Stone Island, il progetto non nasce per raccontare un genere musicale, ma una comunità e i valori che l’hanno resa riconoscibile nel tempo: appartenenza, autenticità e continuità tra generazioni. Per oltre sei mesi il fotografo e regista Isaac Lamb ha seguito High Vis, Angel Du$t, Knocked Loose e Haywire 617 tra Europa e Nord America, documentando non soltanto i concerti, ma anche la quotidianità vissuta lontano dal palco. Il marchio sostiene inoltre di non aver costruito un’estetica artificiale per la campagna, ma di aver documentato un rapporto già esistente con una parte della comunità, i cui protagonisti indossano capi Stone Island contemporanei e d’archivio provenienti dai propri guardaroba.

È proprio questa impostazione ad aver trasformato “THE CALM AND THE CHAOS” in uno dei progetti più discussi delle ultime settimane. Mentre Stone Island presenta il lavoro come la documentazione di un legame costruito nel tempo, una parte della comunità hardcore interpreta la stessa operazione in modo opposto, riaprendo il dibattito sul rapporto tra grandi marchi, sottoculture e autenticità. È da questa contrapposizione che nasce una discussione destinata ad andare ben oltre il lancio di una semplice campagna.

Un progetto che guarda oltre la musica

“THE CALM AND THE CHAOS” è stato realizzato dal fotografo e regista Isaac Lamb, che ha trascorso oltre sei mesi seguendo alcune delle realtà più rappresentative della scena hardcore e metalcore tra Europa e Nord America.

Il progetto coinvolge High Vis, Angel Du$t, Knocked Loose e Haywire 617, ma, secondo Stone Island, non nasce con l’obiettivo di documentare un genere musicale. Il marchio presenta infatti il lavoro come un’indagine sui valori che accomunano questa comunità – autenticità, appartenenza e continuità tra generazioni – più che sulle sue performance dal vivo.

Accanto alle immagini dei concerti trovano spazio prove, trasferimenti, backstage e momenti di quotidianità. È da questa alternanza tra vita privata e palco che nasce il titolo “THE CALM AND THE CHAOS”, accompagnato da un testo scritto e interpretato da Graham Sayle, cantante degli High Vis.

Una relazione che, secondo Stone Island, esiste da decenni

Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda il modo in cui Stone Island racconta il proprio rapporto con la scena hardcore.

Nel materiale ufficiale il brand sostiene di non aver introdotto il proprio immaginario all’interno della comunità, ma di aver documentato una relazione costruita nel corso dei decenni. Per questo motivo i musicisti non sono stati vestiti appositamente per la campagna: indossano una combinazione di capi contemporanei del marchio, pezzi provenienti dai propri guardaroba personali e una selezione di archivio messa a disposizione dal collezionista Archie Maher.

Tra gli esempi citati figurano una Tela Stella reversibile del 1987 indossata da Graham Sayle, una treated denim chore jacket del 1984 scelta da Justice Tripp e un Ice Camouflage bomber del 1991 utilizzato da Tommy degli Haywire 617. Attraverso questi elementi Stone Island sostiene di raccontare un linguaggio visivo già presente all’interno della comunità, piuttosto che costruirne uno nuovo per esigenze di comunicazione.

La continuità con “Community as a Form of Research”

“THE CALM AND THE CHAOS” rappresenta anche la prosecuzione di un percorso culturale già avviato dal marchio.

Stone Island collega infatti il progetto alla piattaforma Stone Island Sound, definita come l’espressione musicale della propria cultura della ricerca, e alla precedente campagna “Community as a Form of Research” per la stagione Autunno/Inverno 2025–2026, che aveva coinvolto Isaac Hale, chitarrista dei Knocked Loose.

Il progetto proseguirà inoltre con la pubblicazione, prevista per settembre 2027, di un tour book realizzato interamente su pellicola 35 mm. Più che limitarsi alla documentazione dei concerti, il volume promette di raccontare le relazioni umane che si sviluppano lontano dal palco, ampliando il lavoro iniziato con il film e la campagna fotografica.

www.stoneisland.com

www.instagram.com/stoneisland

Una campagna che ha acceso il dibattito

Se dal punto di vista produttivo “THE CALM AND THE CHAOS” rappresenta uno dei progetti culturali più ambiziosi realizzati da Stone Island negli ultimi anni, la sua pubblicazione ha rapidamente acceso un intenso confronto all’interno della comunità hardcore.

Sotto i contenuti pubblicati dal brand e da numerose pagine dedicate a moda, musica e cultura underground sono comparsi centinaia di commenti. Gran parte delle discussioni non riguarda il lavoro fotografico di Isaac Lamb, generalmente apprezzato, ma il significato stesso dell’operazione. Una parte della comunità ritiene infatti che un marchio premium non possa rappresentare una sottocultura nata e cresciuta attorno ai principi dell’autoproduzione, dell’indipendenza e dell’etica DIY.

Molti utenti hanno interpretato “THE CALM AND THE CHAOS” come un tentativo di appropriarsi dell’immaginario hardcore per finalità commerciali. Tra i commenti ricorrenti emergono osservazioni sul prezzo dei capi Stone Island, considerato incompatibile con una scena tradizionalmente accessibile, ma anche dubbi sulla possibilità che una multinazionale possa raccontare una cultura costruita storicamente al di fuori delle logiche del mercato.

Accanto alle critiche sono emerse anche posizioni differenti. Diversi utenti hanno ricordato come Stone Island sia presente da decenni nell’immaginario di alcune realtà britanniche legate alla musica, alla cultura terrace e allo streetwear, sostenendo che il rapporto raccontato dal marchio non nascerebbe con questa campagna. Il dibattito, quindi, non riguarda tanto l’esistenza di un legame tra Stone Island e una parte della scena, quanto il modo in cui quel legame viene oggi rappresentato.

Moda e hardcore: un dialogo iniziato molto prima di Stone Island

Le polemiche sorte attorno a “THE CALM AND THE CHAOS” rischiano di far apparire il progetto come un caso isolato. In realtà, il rapporto tra moda e hardcore affonda le proprie radici ben prima dell’iniziativa di Stone Island.

Negli ultimi anni numerosi marchi hanno collaborato con artisti, etichette e simboli della cultura hardcore, punk e metal, contribuendo a rendere sempre più frequente l’incontro tra questi mondi. Uno degli esempi più noti è quello tra Turnstile e Converse, che hanno reinterpretato le iconiche Chuck 70 e One Star Pro attraverso l’identità visiva della band di Baltimora, unendo hardcore, skateboarding e streetwear.

Un approccio differente è stato adottato da Noah, che ha dedicato una capsule collection agli Youth of Today, richiamando apertamente i valori della scena straight edge. Poco dopo, The Hundreds ha aperto gli archivi di Revelation Records, trasformando il patrimonio storico dell’etichetta in una collezione ispirata a gruppi come Youth of Today, Gorilla Biscuits, Judge e Bold.

Anche Supreme ha più volte incrociato il proprio percorso con quello della musica estrema, prima attraverso una collaborazione dedicata ai Dead Kennedys e successivamente, insieme a Vans, con i Bad Brains. Parallelamente Brain Dead ha sviluppato progetti con Earache Records e Cannibal Corpse, mentre PLEASURES ha celebrato l’immaginario degli Slipknot coinvolgendo direttamente membri della loro fanbase nella campagna di lancio.

Questi esempi dimostrano che il dialogo tra moda e sottoculture musicali non rappresenta una novità. Al contrario, è un processo che prosegue da anni e che continua a suscitare reazioni molto diverse, soprattutto quando coinvolge comunità fortemente identitarie come quella hardcore.

La vera questione non è la campagna

Osservando le reazioni emerse nelle ultime settimane, appare evidente come il punto centrale della discussione non sia soltanto “THE CALM AND THE CHAOS”, ma il significato attribuito al rapporto tra grandi marchi e culture indipendenti.

Stone Island descrive il progetto come la documentazione di una relazione costruita nel tempo con una parte della comunità hardcore. Una parte della stessa comunità, invece, legge quella narrazione in modo opposto, interpretandola come l’ennesimo esempio di appropriazione culturale da parte di un grande marchio.

È proprio questa distanza tra la narrazione del brand e quella di una parte della scena ad aver trasformato “THE CALM AND THE CHAOS” in qualcosa di più di una semplice campagna. Prima ancora che un progetto fotografico o un film, è diventato il punto di partenza di una discussione che riguarda il futuro stesso del rapporto tra moda, autenticità e sottoculture contemporanee.

Un confronto destinato a continuare

È difficile immaginare che il dibattito si esaurisca con il ciclo di comunicazione di “THE CALM AND THE CHAOS”. Se c’è un elemento che emerge con chiarezza dalle reazioni delle ultime settimane è che il rapporto tra grandi marchi e sottoculture continua a essere uno dei temi più sensibili della cultura contemporanea.

Da una parte, Stone Island sostiene di aver documentato un legame costruito nel tempo, mostrando una comunità nella quale il marchio sarebbe già presente attraverso capi appartenenti ai guardaroba personali dei musicisti e pezzi d’archivio. Dall’altra, una parte della scena continua a ritenere che l’ingresso di un brand premium in un contesto nato attorno ai valori del DIY e dell’autoproduzione finisca inevitabilmente per alterarne il significato.

È una contrapposizione che, probabilmente, non può essere risolta con una singola campagna. Tuttavia, proprio questa distanza di prospettive rende “THE CALM AND THE CHAOS” uno dei progetti culturali più interessanti realizzati da Stone Island negli ultimi anni: non tanto per le immagini che propone, quanto per la discussione che è riuscito a generare.

Al di là delle opinioni, il progetto offre anche l’occasione per osservare come il rapporto tra moda e culture underground stia cambiando. Se in passato le collaborazioni riguardavano soprattutto capsule collection o prodotti in edizione limitata, oggi i marchi investono sempre più spesso in documentari, libri, archivi e progetti editoriali, cercando di raccontare comunità e linguaggi prima ancora che collezioni.

In questo senso “THE CALM AND THE CHAOS” rappresenta un’evoluzione significativa della strategia culturale di Stone Island. Più che promuovere un prodotto specifico, il progetto prova a costruire un racconto attorno a una comunità. Che questo racconto venga percepito come una documentazione autentica o come un’operazione di marketing resta il punto su cui la comunità continua a dividersi.

Proprio per questo motivo, “THE CALM AND THE CHAOS” difficilmente verrà ricordato soltanto come una campagna fotografica. Più probabilmente sarà ricordato come uno dei casi che hanno riportato al centro del dibattito il rapporto, sempre più complesso, tra moda, identità culturale e sottoculture musicali.

I nostri ultimi articoli

Share

Stone Island presenta THE CALM AND THE CHAOS: il progetto sulla scena hardcore che divide il pubblico