Pianista, arrangiatore, DJ, producer, founder della South Signatures, l’artista campano condivide con dBustle idee e visioni sull’attuale panorama elettronico.
Attanasio è reduce dall’uscita dell’EP Coordinated Beatdown in collaborazione con The Advent lo scorso 3 ottobre e dall’esibizione al Romaeuropa Festival insieme al progetto Tomorrow Comes The Harvest di Jeff Mills.
Negli ultimi mesi ha portato la sua visione musicale in giro per l’Europa, con set che hanno acceso palchi prestigiosi come il RAW Techno di Dublino lo scorso giugno e con date attese per tutta l’estate, dall’Elephant Park Stage a luglio fino al leggendario Aquasella Festival ad agosto.
Una chiacchierata che che va ad arricchire la sezione delle nostre interviste.
Ciao Raffaele, grazie per la disponibilità.
Un contrasto affascinante definisce il tuo profilo artistico: il pianista classico radicato nella tradizione familiare ed il DJ che ha abbracciato l’innovazione della cultura hip hop e della dimensione techno.
Ma qual è per te la vera essenza della musica e quale ruolo riveste nella tua vita?
Diciamo che la musica è per me letteralmente una ossessione.
Da sempre, sia in passato che oggi, essa occupa un ruolo rilevante nella mia vita e nel mio quotidiano.
La tua carriera è già un racconto di grande spessore: produzioni che hanno lasciato un segno nel movimento, collaborazioni di prestigio ed un linguaggio musicale che connette universi diversi.
A questo punto, forte di un’eredità artistica già riconosciuta, come immagini il tuo futuro?
Quali sfide intendi affrontare e quali territori sonori desideri esplorare?
Credo si tratti di una continua sfida, ogni giorno.
Una sfida prima di tutto con se stessi e poi con quello che ci circonda e che troviamo nel mondo esterno.
Per vivere di musica e nella dimensione musica, è essenziale spingersi sempre oltre e scoprire realmente quali sono le proprie capacità.
Gli stimoli giusti per essere attivi in questo mondo si alimentano esplorando sonorità “nuove” in modo del tutto naturale.
Hai sempre cercato un equilibrio tra sperimentazione e dancefloor.
Ti è mai successo di entrare in un club con nuove idee e sentire che non stessero funzionando in quella serata?
Hai mai vissuto invece momenti magici in cui ogni disco, ogni passaggio, ogni tua improvvisazione stavano contribuendo alla costruzione della serata perfetta?
Per rispondere alla domanda sulla serata finita “poco in sintonia”, devo dire che mi è capitato una sola volta.
In quel caso non fu un problema di scelte musicali poco idonee, ma di cause legate ad un evento organizzato in modo pessimo.
Per quanto riguarda la serata perfetta…beh, quando si allineano i pianeti, inizia la magia.
Questo avviene solo con un continuo scambio di vibrazioni ed energia tra pubblico e DJ.
Senza questa fondamentale componente, puoi anche fare il set della vita, ma non basterebbe.
Sei un artista che unisce l’istinto del performer alla disciplina del musicista classico.
Quando inizi un nuovo progetto in studio ti lasci guidare dalla creatività e sperimenti liberamente o preferisci seguire un flusso di lavoro preciso?
Dipende da che lavoro devo fare e quale progetto sviluppare.
In genere inizio quasi sempre a creare librerie di suoni che poi serviranno per far crescere le idee, idee che vengono fuori man mano che va avanti il processo di creazione.
Quindi un vero e proprio flusso di lavoro preciso è difficile da definire.
Il tuo studio è cuore e anima del sound targato Raffaele Attanasio, un luogo dove si spazia dal pianoforte classico alla sperimentazione elettronica.
Quali strumenti non possono mai mancare quando produci e quale potrebbe essere considerato dei tuoi sogni?
Sicuramente i sintetizzatori, è d’obbligo sottolinearne l’importanza e l’essenzialità.
Più che strumento dei sogni, il sintetizzatore mi da la possibilità di sviluppare l’idea in modo efficace e concreto.
La scena techno italiana cresce e si evolve, ma si scontra ancora con difficoltà culturali e strutturali.
Secondo te, cosa servirebbe affinchè si superino questi ostacoli e si valorizzi finalmente talento e creatività?
Io penso che in questo momento l’Italia stia vivendo uno dei periodi più bassi di sempre in termini musicali e sinceramente non vedo una reale scena techno.
Valorizzare talento e creatività sembrano essere una invenzione. Chi lo fa? Nessuno!
Siamo un Paese che importa scene musicali da altre nazioni e lo fa arrivando anche in ritardo.
Credo non ci sia il coraggio di creare una propria dimensione techno perchè ci sono pochi mezzi e poca voglia concreta.
dBustle non può che ringraziare Raffaele per l’enorme disponibilità, ci vediamo in una delle tue prossime serate.
Grazie!
BIO
Raffaele Attanasio ha iniziato a suonare il pianoforte fin da piccolo grazie al padre musicista.
A 12 anni si è avvicinato al mixer ed ai piatti, influenzato da rap ed hip hop.
Dopo 5 anni ha pubblicato la sua prima produzione, caratterizzata da sonorità elettroniche, mentre nel 2007 si è diplomato in pianoforte.
Ha fondato l’etichetta Letters from Jerusalem ed è anche conosciuto come X-501 con diverse produzioni su Krill Music.
Ricordiamo tutti lo storico live b2b nel 2014 con Jeff Mills a Napoli, esperienza ripetuta poi con gli Octave One.
Ha ricevuto il supporto e l’apprezzamento artistico di nomi importanti della scena come Len Faki, Luke Slater, Ben Sims, Chris Liebing, Marcel Dettmann, Ben Klock, Juan Atkins, Derrick May ed Oscar Mulero.
Raffaele ha scelto di continuare a vivere e sviluppare la sua carriera artistica in Italia.








