We are making a film on Mark Fisher

We are making a film on Mark Fisher

Un tour di proiezioni porta il documentario in spazi indipendenti, cinema e contesti culturali diffusi

Le proiezioni di We Are Making A Film About Mark Fisher (65’), esperimento audiovisivo collaborativo del collettivo inglese Close and Remote, si configurano come un’indagine sulla persistente attualità del pensiero del teorico scomparso in relazione a capitalismo, cultura e futuro.
L’opera nasce a partire dall’iniziativa di Simon Poulter e Sophie Mellor, sviluppandosi come processo collettivo costruito dal basso.

 

Attraverso una fusione di documentario, performance e finzione hauntologica, il film segue Parkins — un personaggio fuori dal tempo — tra paesaggi spettrali e spazi digitali, tracciando una traiettoria che attraversa il pensiero di Mark Fisher dagli anni ’90 fino al presente algoritmico.

Il documentario

Nato e sviluppato su Instagram (@markfisherfilm) tra il 2024 e il 2025, il progetto coinvolge oltre 70 tra ricercatorə, attivistə e collaboratorə, configurandosi come un’opera collettiva che utilizza la piattaforma come strumento metodologico per attivare connessioni, produrre ricerca e diffondere contenuti.
Il processo stesso di realizzazione esplicita l’idea di immaginazione collettiva al centro del pensiero di Mark Fisher, traducendola in pratica condivisa.

 

Il film affronta temi come la solidarietà politica, l’agire collettivo e la coesistenza con sistemi algoritmici, in un contesto segnato da nuove forme di autoritarismo globale.

 

In questo senso, le immagini mettono in pratica una delle ipotesi centrali del pensiero di Mark Fisher: la possibilità di una produzione culturale decapitalizzata e di un’agency collettiva capace di emergere tra le rovine dell’atomizzazione neoliberista, attivando nuove virtualità dell’immaginario condiviso.

Le proiezioni saranno seguite da un dibattito aperto con la partecipazione di docenti, ricercatori, studenti e studentesse, in continuità con la dimensione partecipativa che attraversa l’intero progetto.

 

L’iniziativa si inserisce in un quadro di pratiche culturali che riconoscono nell’agire collettivo, nell’arte collaborativa e nella partecipazione strumenti concreti per mettere in discussione l’assunto “there’s no alternative”, aprendo spazi di riflessione e confronto su forme possibili di superamento dell’immobilizzazione e dell’impotenza riflessiva.

Le proiezioni si articolano in un percorso diffuso che attraversa l’Italia nel mese di marzo 2026, coinvolgendo spazi indipendenti, cinema d’essai, hub culturali e contesti universitari, in linea con la natura partecipativa e decentralizzata del progetto.

— 19 marzo — Spazio13 — Bari
— 19 marzo — Santa Fede Liberata (Akhet) — Napoli
— 20 marzo — Zona Franca Social Hub — Arezzo
— 22 marzo — Cinemino Ad Astra — Genova
— 24 marzo — Cinema Masetti / Spazio Grizzly — Fano
— 25 marzo — Cinema Astra — Firenze
— 26 marzo — Polo del ’900 — Torino
— 26 marzo — Università degli Studi di Salerno (Fisciano) — Salerno
— 26 marzo — Spazio Sociale Circolo ARCI Fratellanza — Novara
— 29 marzo — Galleria Primo Piano — Rimini

Mark Fisher

Mark Fisher (1968–2017) è stato un teorico culturale, filosofo e critico musicale britannico, noto anche con lo pseudonimo k-punk, nome del blog attraverso cui ha contribuito a ridefinire il dibattito contemporaneo su cultura, politica e musica.

Formatosi tra la University of Hull e la University of Warwick, è stato docente presso Goldsmiths, University of London, dove ha insegnato cultura visiva e sonora, affiancando all’attività accademica una produzione critica trasversale tra teoria politica e cultura pop.

La sua opera più influente, “Realismo capitalista” (2009), introduce il concetto di capitalist realism, definito come la condizione ideologica per cui il capitalismo viene percepito come unico sistema possibile, al punto da rendere difficile anche solo immaginare alternative.

Nel suo lavoro, Fisher ha analizzato in modo sistematico le relazioni tra economia, cultura e psicologia, affrontando temi come la salute mentale, l’educazione e l’impatto del neoliberismo sulla vita quotidiana, sostenendo che molte forme di disagio contemporaneo non possano essere comprese come fenomeni individuali, ma come effetti sistemici.

Parallelamente alla produzione teorica, ha scritto per riviste come The Wire, Frieze, New Statesman e Sight & Sound, contribuendo a una lettura critica della cultura musicale e audiovisiva contemporanea.

A distanza di anni dalla sua scomparsa, il pensiero di Mark Fisher continua a rappresentare un riferimento centrale per l’analisi delle dinamiche culturali e politiche del presente, in particolare in relazione alle forme di immaginazione collettiva e alle possibilità di superamento del realismo capitalista.

Un tour di proiezioni porta il documentario in spazi indipendenti, cinema e contesti culturali diffusi

Le proiezioni di We Are Making A Film About Mark Fisher (65’), esperimento audiovisivo collaborativo del collettivo inglese Close and Remote, si configurano come un’indagine sulla persistente attualità del pensiero del teorico scomparso in relazione a capitalismo, cultura e futuro.
L’opera nasce a partire dall’iniziativa di Simon Poulter e Sophie Mellor, sviluppandosi come processo collettivo costruito dal basso.

 

Attraverso una fusione di documentario, performance e finzione hauntologica, il film segue Parkins — un personaggio fuori dal tempo — tra paesaggi spettrali e spazi digitali, tracciando una traiettoria che attraversa il pensiero di Mark Fisher dagli anni ’90 fino al presente algoritmico.

Il documentario

Nato e sviluppato su Instagram (@markfisherfilm) tra il 2024 e il 2025, il progetto coinvolge oltre 70 tra ricercatorə, attivistə e collaboratorə, configurandosi come un’opera collettiva che utilizza la piattaforma come strumento metodologico per attivare connessioni, produrre ricerca e diffondere contenuti.
Il processo stesso di realizzazione esplicita l’idea di immaginazione collettiva al centro del pensiero di Mark Fisher, traducendola in pratica condivisa.

 

Il film affronta temi come la solidarietà politica, l’agire collettivo e la coesistenza con sistemi algoritmici, in un contesto segnato da nuove forme di autoritarismo globale.

 

In questo senso, le immagini mettono in pratica una delle ipotesi centrali del pensiero di Mark Fisher: la possibilità di una produzione culturale decapitalizzata e di un’agency collettiva capace di emergere tra le rovine dell’atomizzazione neoliberista, attivando nuove virtualità dell’immaginario condiviso.

Le proiezioni saranno seguite da un dibattito aperto con la partecipazione di docenti, ricercatori, studenti e studentesse, in continuità con la dimensione partecipativa che attraversa l’intero progetto.

 

L’iniziativa si inserisce in un quadro di pratiche culturali che riconoscono nell’agire collettivo, nell’arte collaborativa e nella partecipazione strumenti concreti per mettere in discussione l’assunto “there’s no alternative”, aprendo spazi di riflessione e confronto su forme possibili di superamento dell’immobilizzazione e dell’impotenza riflessiva.

Le proiezioni si articolano in un percorso diffuso che attraversa l’Italia nel mese di marzo 2026, coinvolgendo spazi indipendenti, cinema d’essai, hub culturali e contesti universitari, in linea con la natura partecipativa e decentralizzata del progetto.

— 19 marzo — Spazio13 — Bari
— 19 marzo — Santa Fede Liberata (Akhet) — Napoli
— 20 marzo — Zona Franca Social Hub — Arezzo
— 22 marzo — Cinemino Ad Astra — Genova
— 24 marzo — Cinema Masetti / Spazio Grizzly — Fano
— 25 marzo — Cinema Astra — Firenze
— 26 marzo — Polo del ’900 — Torino
— 26 marzo — Università degli Studi di Salerno (Fisciano) — Salerno
— 26 marzo — Spazio Sociale Circolo ARCI Fratellanza — Novara
— 29 marzo — Galleria Primo Piano — Rimini

Mark Fisher

Mark Fisher (1968–2017) è stato un teorico culturale, filosofo e critico musicale britannico, noto anche con lo pseudonimo k-punk, nome del blog attraverso cui ha contribuito a ridefinire il dibattito contemporaneo su cultura, politica e musica.

Formatosi tra la University of Hull e la University of Warwick, è stato docente presso Goldsmiths, University of London, dove ha insegnato cultura visiva e sonora, affiancando all’attività accademica una produzione critica trasversale tra teoria politica e cultura pop.

La sua opera più influente, “Realismo capitalista” (2009), introduce il concetto di capitalist realism, definito come la condizione ideologica per cui il capitalismo viene percepito come unico sistema possibile, al punto da rendere difficile anche solo immaginare alternative.

Nel suo lavoro, Fisher ha analizzato in modo sistematico le relazioni tra economia, cultura e psicologia, affrontando temi come la salute mentale, l’educazione e l’impatto del neoliberismo sulla vita quotidiana, sostenendo che molte forme di disagio contemporaneo non possano essere comprese come fenomeni individuali, ma come effetti sistemici.

Parallelamente alla produzione teorica, ha scritto per riviste come The Wire, Frieze, New Statesman e Sight & Sound, contribuendo a una lettura critica della cultura musicale e audiovisiva contemporanea.

A distanza di anni dalla sua scomparsa, il pensiero di Mark Fisher continua a rappresentare un riferimento centrale per l’analisi delle dinamiche culturali e politiche del presente, in particolare in relazione alle forme di immaginazione collettiva e alle possibilità di superamento del realismo capitalista.

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