La morte di Gary “Mani” Mounfield, storico eclettico bassista degli Stone Roses, ha riacceso l’attenzione su uno dei movimenti musicali più interessanti degli ultimi anni, ovvero la scena Madchester.
Negli ultimi anni Ottanta e nei primi Novanta, il termine Madchester indicò una scena musicale nata a Manchester che combinava ritmiche acid-house con strutture melodiche pop.
Il suo tratto distintivo era l’unione tra beat “baggy”, elementi psichedelici ed un uso postmoderno di chitarre jangle, organi vorticosi e incastri melodici.
Due gruppi ne rappresentarono le direttrici principali: gli Stone Roses, orientati verso un pop chitarristico modernizzato, e gli Happy Mondays, caratterizzati da un approccio basato sul montaggio di frammenti sonori, con riferimenti a cori dei Beatles e di LaBelle inseriti in un contesto dance psichedelico.
Alla scena furono associati anche i The Charlatans e gli Inspiral Carpets.
Il Madchester ebbe un impatto marcato nel Regno Unito per alcuni anni ed influenzò la successiva ondata britpop, contribuendo alla formazione del linguaggio musicale che avrebbe alimentato gruppi come Oasis, Pulp e Blur.
Ecco un piccolo viaggio nella Rule Britannia attraverso la storia dei protagonisti di quegli anni.
808 State
Gli 808 State emersero a Manchester nel 1987, formati da Graham Massey, Gerald Simpson e Martin Price, sviluppando una sintesi britannica tra techno di Detroit e house di Chicago.
Il debutto avvenne con “Newbuild” (1988), seguito dal singolo “Pacific” (1989), divenuto rapidamente un riferimento della club culture del periodo.
Dopo l’uscita di Simpson, entrarono nel gruppo Andrew Barker e Darren Partington.
Tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, pubblicarono brani che entrarono regolarmente nelle classifiche dance britanniche, come “Cübik”, “In Yer Face” e “Bombadin”, oltre agli album “90” (1989), “ex:el” (1991) e “Gorgeous” (1993).
In questo periodo collaborarono con diversi vocalist, tra cui Björk, Bernard Sumner e Ian McCulloch.
Nel 1996 uscì “Don Solaris”, che ampliava il loro vocabolario elettronico includendo elementi di trip-hop e jungle, con contributi vocali di Mike Doughty, Lou Rhodes e James Dean Bradfield.
A seguire pubblicarono raccolte e ristampe che documentavano il materiale dei primi anni, tra cui “808:88:98” e la ripubblicazione di “Newbuild” tramite Rephlex.
La formazione, proseguendo negli anni con cambiamenti interni, continuò l’attività live e in studio, arrivando alla pubblicazione di “Transmission Suite” nel 2019, primo album di inediti dopo un lungo intervallo.
Nel 2021 è scomparso Andrew Barker.
The Stone Roses
Quando la scena britannica stava ridefinendo i rapporti tra chitarre pop e ritmiche da club, gli Stone Roses si affermarono come uno dei gruppi centrali di fine anni Ottanta.
Il loro debutto del 1989 mise in dialogo melodie di ispirazione sixties e un’impronta ritmica vicina all’acid house, contribuendo a delineare l’estetica che avrebbe caratterizzato l’area Madchester.
Nati a Manchester dall’incontro creativo tra Ian Brown e John Squire, gli Stone Roses passarono rapidamente dai piccoli spazi cittadini alle attenzioni delle etichette indipendenti.
Con l’ingresso del bassista Mani e l’uscita del chitarrista Andy Couzens, la band trovò un’identità più definita: i singoli “Sally Cinnamon” ed “Elephant Stone” prepararono il terreno all’album che li avrebbe consacrati, trainato da brani come “She Bangs the Drums” e “Fool’s Gold”.
Dopo il grande raduno di Spike Island nel 1990, il gruppo entrò però in una lunga fase di stallo dovuta a un contenzioso legale che bloccò la pubblicazione di nuovo materiale.
Il secondo disco, “Second Coming”, arrivò solo nel 1994, frutto di sessioni irregolari e segnato da un suono più robusto, anticipato dal singolo “Love Spreads”.
Le tensioni interne e i problemi legati ai tour portarono all’uscita di Reni e poi di Squire; nel 1996 il progetto si chiuse.
I membri intrapresero nuove strade tra band e carriere soliste, mentre il nome Stone Roses continuò a esercitare un forte richiamo sulla scena britannica.
Nel 2011, dopo anni di silenzi, la formazione originale annunciò una reunion, seguita dai concerti di Manchester del 2012 e dal ritorno in studio con il singolo “All for One” nel 2016.
Happy Mondays
Nella Manchester di fine anni Ottanta, gli Happy Mondays furono tra i principali interpreti dell’incontro tra rock e cultura da club.
Il loro stile univa ritmi house, elementi soul e riferimenti alla psichedelia, costruendo un linguaggio che dialogava direttamente con l’ambiente rave dell’epoca.
La scrittura di Shaun Ryder, caratterizzata da collage di immagini e riferimenti pop, contribuì a definire un approccio atipico alla forma canzone.
Con “Bummed” (1988) la band raggiunse una forte visibilità nel Regno Unito, consolidata da “Pills ’n’ Thrills and Bellyaches” (1990), lavoro che sintetizzava in modo compiuto il loro intreccio tra elettronica, groove e chitarre.
Il successivo “Yes, Please” arrivò nel 1992 in un contesto musicale ormai mutato, segnando l’ultima uscita della formazione originale prima dello scioglimento.
A metà anni Novanta Ryder e Bez tornarono con Black Grape, progetto che riprese alcune delle coordinate stilistiche dei Mondays.
Il nome Happy Mondays riemerse nel 2007 con l’album “Uncle Dysfunktional”, realizzato da una formazione rinnovata.
Nel 2022 è scomparso il bassista e cofondatore Paul Ryder.
The Farm
I Farm, nati a Liverpool nel 1983 attorno al cantante Peter Hooton, attraversarono diversi cambi di formazione e di stile prima di trovare una direzione definita tra soul britannico, funk e successivamente synth pop.
Dopo una serie di singoli indipendenti nella seconda metà degli anni Ottanta, la collaborazione con il produttore Terry Farley nel 1990 li avvicinò alla scena “baggy”, grazie a una rilettura di “Stepping Stone” dei Monkees che introdusse un uso più marcato di strutture dance e campionamenti.
Il singolo “Groovy Train” e soprattutto “All Together Now”, costruito sulla progressione armonica del Canon di Pachelbel, prepararono l’uscita del loro debutto “Spartacus” (1991), che consolidò l’inserimento della band nel filone che univa indie rock e acid house.
I successivi album “Love See No Colour” (1992) e “Hullabaloo” (1994) proseguirono quel percorso stilistico, pur con un minore impatto mediatico.
Dopo lo stop a metà anni Novanta, la band tornò per attività live nei 2000 e pubblicò nuove versioni di “All Together Now”, oltre alla raccolta “All Together with the Farm” (2007), poi ristampata nel 2019 con materiali video aggiuntivi.
Inspiral Carpets
Gli Inspiral Carpets si affermarono tra le principali band della scena Madchester, portando un approccio caratterizzato dall’uso dell’organo Farfisa e da forti influenze del garage rock psichedelico degli anni Sessanta.
Nati a Oldham attorno al chitarrista Graham Lambert, trovarono la loro identità tra il 1986 e il 1987 con l’ingresso dell’organista Clint Boon e del batterista Craig Gill e con le prime demo registrate nello studio di Boon.
Dopo diversi singoli su etichette indipendenti, la formazione si stabilizzò con l’arrivo del cantante Tom Hingley e del bassista Martyn Walsh, pubblicando brani come “Joe”, “Find Out Why” e “Move”, che li portarono a firmare per la Mute.
Il debutto “Life” (1990) introdusse il loro stile a un pubblico più ampio grazie al singolo “This Is How It Feels”, seguito dagli album “The Beast Inside” (1991) e “Revenge of the Goldfish” (1992), che includeva “Dragging Me Down”.
Nel 1994 tornarono a un suono più diretto con “Devil Hopping”, trainato da “Saturn 5” e “I Want You”.
Dopo una pausa negli anni Novanta, il gruppo riprese l’attività dal 2003, pubblicando raccolte come “Cool As” e successivamente, nel 2014, l’album omonimo “Inspiral Carpets” con la formazione originaria.
Nel 2023 la band è tornata dal vivo, accompagnando l’uscita della raccolta “The Complete Singles”, che ripercorre l’intera produzione dal 1988 al 2014.
Martin Hannett
Martin Hannett fu uno dei produttori più rilevanti della scena britannica tra la fine degli anni Settanta e i primi Novanta, legando il proprio nome ai dischi di Joy Division, New Order, ai Buzzcocks (per cui firmò Spiral Scratch come Martin Zero), e al primo singolo degli Stone Roses. Lavorò anche per etichette come Factory e Rabid, contribuendo a definire il suono di Manchester.
Proveniente da esperienze come tecnico audio, musicista e promotore, introdusse nei suoi lavori un forte uso di elettronica, trattamenti sulle percussioni e elementi ambientali.
Con “Unknown Pleasures” (1979) incoraggiò Joy Division a integrare sintetizzatori, mentre con i Durutti Column su The Return of the Durutti Column sperimentò intrecci tra ritmiche elettroniche e chitarra.
Tra le altre produzioni figurano il singolo “11 O’Clock Tick Tock” degli U2, l’EP ESG (1981) e diversi lavori dei Magazine.
Negli ultimi anni della sua carriera collaborò nuovamente con la Factory, producendo parte di “Bummed” (1988) degli Happy Mondays e lavorando con i Kitchens of Distinction.
Hannett è scomparso nel 1991; nello stesso anno la Factory organizzò il festival Cities in the Park e pubblicò una raccolta dedicata ai momenti principali della sua produzione.
The Charlatans
I Charlatans nacquero nel 1988 nel West Midlands attorno a Rob Collins, Jon Baker, Martin Blunt e Jon Brookes, trovando la loro identità definitiva con l’arrivo di Tim Burgess alla voce.
Dopo il primo singolo “Indian Rope” (1990), il gruppo firmò con Beggars Banquet e pubblicò “The Only One I Know”, che anticipò l’album di debutto “Some Friendly”, entrato direttamente al numero uno.
Nei primi anni Novanta la band pubblicò “Between 10th and 11th” (1992) e “Up to Our Hips” (1994). Con l’album omonimo “The Charlatans” (1995) incorporarono elementi più vicini alla musica dance, tornando ai vertici delle classifiche.
Durante la lavorazione di “Tellin’ Stories” (1997) la morte di Rob Collins segnò una svolta, ma il gruppo completò l’album con Martin Duffy, ottenendo nuovi successi.
Negli anni successivi seguirono lavori come “Us and Us Only” (1999), “Wonderland” (2001), “Up at the Lake” (2004), “Simpatico” (2006) e “You Cross My Path” (2008).
La band proseguì con “Who We Touch” (2010), “Modern Nature” (2015) e “Different Days” (2017).
Nel 2021 pubblicarono la retrospettiva “A Head Full of Ideas”, mentre la lavorazione del disco successivo coinvolse Dev Hynes, Stephen Street e Fred MacPherson.
L’album “We Are Love” è uscito nel 2025, seguito da un tour nel Regno Unito.












