Pyramidal Decode è un produttore techno, attivo nell’area di confine tra ambient, hard industrial e techno ipnotica.
Avvia il proprio percorso musicale in età adolescenziale, combinando lo studio di strumenti di formazione classica con la produzione elettronica.
Nel corso dell’ultimo decennio consolida una posizione riconoscibile nella scena internazionale, pubblicando su etichette di riferimento come Axis e Warm Up Recordings.
Nel 2024 fonda PHYR Records, etichetta techno focalizzata esclusivamente sul vinile, con una linea curatoriale orientata alla qualità sonora, alla coerenza estetica e alla centralità dell’oggetto fisico.
La release inaugurale è un various artists che coinvolge PWCCA, Irazu, Unkle Fon e Oliver Rosemann, delineando un’identità artistica precisa ed unica.
Un punto chiave del progetto PHYR Records e del percorso artistico di Pyramidal Decode è la collaborazione con Oscar Mulero, da cui nasce il doppio vinile “Il Poema”.
Parallelamente all’attività in studio, Pyramidal Decode sviluppa un’intensa attività live, esibendosi in club e festival internazionali.
Abbiamo scambiato idee e visioni con Francesco, che ringraziamo per la disponibilità.
Ciao Francesco, nei limiti del possibile, vorremmo immergerci nella tua musica.
L’obiettivo è far sì che chi legge questa intervista diventi un vero e proprio viaggiatore all’interno della tua texture sonora.
Come descriveresti il tuo sound? E quale approccio o metodologia utilizzi per scolpire i tuoi suoni?
Il mio sound nasce da un approccio interamente digitale: circa il 98% della mia produzione prende forma in Ableton, utilizzando quasi esclusivamente i suoi dispositivi nativi e strumenti sviluppati in Max for Live.
Amo costruire i miei synth e sequencer per ottenere esattamente il tipo di comportamento sonoro che desidero. Nelle mie tracce cerco costantemente un equilibrio tra pulizia e ruvidità: suoni futuristici ma al tempo stesso organici, vivi, con una forte presenza di texture e rumore.
I bassi percussivi, “galoppanti”, sono un elemento ricorrente e fondamentale: trasmettono quella forza fisica che considero essenziale per il dancefloor.
Come vedi oggi l’evoluzione della scena techno, in un momento in cui l’intelligenza artificiale entra sempre più nella produzione musicale e il lato commerciale – amplificato dai social – sembra avere un peso crescente?
C’è ancora spazio, secondo te, per l’autenticità e per la sperimentazione più pura?
Viviamo in un’epoca di arte a consumo immediato, in cui chiunque può creare musica e paradossalmente, questo è anche un segno positivo.
L’evoluzione tecnologica ha sempre influenzato la musica: senza amplificatori non avremmo il rock, senza sampler l’hip-hop, senza sintetizzatori la musica elettronica.
L’intelligenza artificiale, se utilizzata come strumento creativo e non come mezzo per generare contenuti impersonali, rappresenta semplicemente un nuovo capitolo di questa storia.
Personalmente non la impiego e non mi entusiasma particolarmente, ma la considero un’evoluzione inevitabile, a cui ciascuno dovrà rapportarsi in modo consapevole.
Credo che l’autenticità rimarrà sempre, perché la differenza continuerà a farla l’intenzione umana dietro ogni scelta sonora — più che lo strumento in sè.
Restando in tema, per i giovani DJ e producer la situazione è molto diversa rispetto a qualche anno fa.
L’avvento di software sempre più accessibili offre molte risorse anche ai neofiti, mentre la visibilità sui social è diventata quasi imprescindibile.
In questo contesto, come pensi che un giovane producer debba muoversi e trovare la propria strada?
Credo che la chiave del percorso artistico sia lo sviluppo costante delle proprie competenze.
Studiare, migliorarsi, ampliare il proprio bagaglio tecnico e culturale è ciò che permette di distinguersi in un contesto ormai saturo come quello dei social.
La visibilità può essere utile, ma non è mai sufficiente: ciò che davvero fa la differenza è il tempo investito nella qualità del proprio lavoro.
Solo attraverso la dedizione e la continuità si raggiungono risultati duraturi e autentici.
Sei anche il fondatore di Phyr Records. Cosa possiamo aspettarci dal futuro dell’etichetta?
E, partendo dal tuo concept principale, la immagini solo come uno spazio per esprimere la tua visione sonora o anche come un terreno fertile dove far crescere nuovi artisti capaci di ridefinire la direzione della techno contemporanea?
Ho fondato Phyr (si legge faɪr, come la parola inglese fire, “fuoco”) per creare un luogo personale dove poter pubblicare la mia musica e quella di artisti che stimo profondamente.
Mi occupo in prima persona di ogni aspetto — dalla selezione dei brani alla direzione artistica e grafica — mantenendo una forte coerenza estetica e sonora.
In futuro vorrei avviare una nuova etichetta dedicata alla scoperta di giovani talenti, ma al momento preferisco concentrare tutte le energie su Phyr e sul mio percorso artistico, così da costruire una base solida prima di dedicarmi pienamente alla crescita di altri produttori.
Qual è, secondo te, il tratto che distingue maggiormente le tue produzioni?
Quando inizi un nuovo progetto, in che direzione ti muovi per bilanciare la parte creativa – libera da limiti – con quella tecnica e distintiva che definisce il tuo stile?
Penso che la mia firma sonora si riconosca nei rumori e nei bassi “galoppanti”, inseriti in atmosfere ipnotiche e minimali.
Quando inizio un progetto parto quasi sempre dal kick e dalle basse percussioni, costruendo attorno una struttura semplice ma efficace.
Lascio che le idee scorrano spontaneamente: spesso in mezz’ora arrivo già a un arrangiamento ben definito.
Mi impongo di non superare i 10-12 canali, perché credo che la techno debba restare diretta, essenziale e precisa — pochi elementi, ma con un’identità forte.
Parlando della tua figura artistica, qual è lo stato mentale che ti spinge ad andare avanti e che cerchi di trasmettere a chi ti ascolta, sia che si trovi a casa sul divano o immerso nel dancefloor?
Le mie produzioni nascono da stati mentali dominati da ipnosi, ansia, energia e oscurità.
Cerco di tradurre queste sensazioni in suono, di generare un flusso capace di catturare completamente l’ascoltatore e condurlo in un viaggio interiore, che lo avvolga sia nel silenzio della propria casa che nel pieno di un dancefloor.
Non possiamo chiudere questa intervista senza menzionare il tuo ultimo EP “Il Poema”, realizzato in collaborazione con Oscar Mulero.
Ti facciamo i nostri complimenti per questo lavoro straordinario.
Ci racconti cosa vi ha unito e come avete sviluppato insieme questo progetto discografico?
Ti ringrazio! Il progetto con Oscar è nato da un rapporto di amicizia e rispetto reciproco costruito negli anni.
Dopo aver pubblicato due album sulla sua label, l’ho invitato a collaborare su PHYR, e l’idea si è concretizzata in modo naturale.
L’idea di inserire riferimenti alla Divina Commedia è venuta fuori molto spontaneamente ed è sembrata perfetta per rappresentare un viaggio sonoro introspettivo.
INFO
soundcloud.com/pyramidal-track












