Metaversus - 24 Grana

Metaversus dei 24 Grana: uno degli album più unskippable di sempre

Molti di noi quest’anno si sentono spiazzati dall’aver perso l’annuale appuntamento con il live dei 24 Grana il giorno di Santo Stefano (davvero un brutto scherzo, ragazzi).

 

Proviamo a recuperare con un piccolo Christmas gift, con tanto di fiocco rosso fuoco in copertina, per provare a digerire l’assenza di un evento che ha caratterizzato gli ultimi anni.

 

Un giro rapido e deciso nell’universo/metaverso di Metaversus, uscito nel 1999 per La Canzonetta Record, a nostro dire, uno degli album più unskippable di sempre.

Un punto di rottura

Metaversus rappresenta un punto di snodo decisivo nella traiettoria artistica dei 24 Grana.

Terzo capitolo della loro discografia, secondo lavoro composto interamente da inediti in studio, l’album arriva dopo una fase di intensa attività live che rafforzò l’identità del gruppo all’interno della scena alternative di quegli anni.

 

Registrato a Procida, in un contesto di parziale isolamento dal mondo ma di forte coesione creativa, il disco riflette una condizione di transizione: da un lato l’eredità delle prime sperimentazioni dub e reggae, dall’altro una spinta sempre più marcata verso un linguaggio personale, stratificato e difficilmente assimilabile ad un genere codificato. 

Il tutto rafforzato ovviamente dalla metrica offerta dalla lingua napoletana.

 

La successiva special edition del 2005, corredata da DVD con videoclip, interviste e materiali visivi, sancisce retrospettivamente l’importanza dell’opera e ne certifica l’elevazione a milestone discografico nel tempo. 

 

Appunto, ripetiamo, uno degli album più completi degli anni ’90, difficilmente skippable tra i suoi meravigliosi pezzi.

Dieci traiettorie sonore

Dal punto di vista musicale, Metaversus si sviluppa lungo dieci tracce che costruiscono un flusso compatto ma articolato.

Il suono è ruvido ed al tempo stesso controllato: chitarre tese, linee di basso elastiche, una sezione ritmica capace di passare con naturalezza da andamenti serrati a soluzioni più dilatate.

 

L’apertura con Nel Metaverso introduce immediatamente l’idea di uno spazio sonoro mobile.

 

Rappresento accentua l’urgenza espressiva, innestando una componente punk e crossover che diventa uno dei tratti distintivi del disco.

 

Vesto Sempre Uguale e La Costanza lavorano invece sulla reiterazione come gesto identitario, sostenute da strutture ritmiche che alternano compattezza e improvvise aperture.

 

Nella parte centrale emergono brani come Nun Me Movo Mai e La Pena, in cui la componente emotiva si fa più esplicita: le dinamiche rallentano, le soluzioni armoniche si fanno più scure, lasciando spazio a un senso di sospensione che attraversa l’intero album.

 

La chiusura con Stai Mai Ccà non risolve questa tensione, ma la riconduce a una dimensione più intima e rarefatta, mantenendo intatta la coerenza dell’insieme.

Un’idea di altrove

Il titolo dell’album rimanda in modo diretto al concetto di “metaverso” elaborato nel romanzo Snow Crash di Neal Stephenson.

 

Nei 24 Grana, tuttavia, il riferimento non assume una valenza futuristica o tecnologica in senso stretto, ma viene rielaborato come metafora di uno spazio altro: un luogo mentale e simbolico in cui si riflettono conflitti interiori, dinamiche sociali e processi di auto-rappresentazione.

 

I testi, scritti in italiano e napoletano, affrontano temi quali l’identità, l’abitudine, l’alienazione e la difficoltà di sottrarsi a meccanismi ripetitivi.

La scelta linguistica non è ornamentale, ma strutturale: la lingua napoletana diventa veicolo di autenticità e di radicamento, mentre l’italiano contribuisce a universalizzare le riflessioni proposte.

Cosa ci resta davvero di questo capolavoro?

La produzione di Metaversus si distingue per equilibrio e misura.

 

L’attenzione ai dettagli non sfocia mai in un eccesso di rifinitura, preservando un’immediatezza che rafforza l’impatto emotivo dei brani. Anche l’apparato visivo contribuisce alla definizione dell’immaginario del disco: il videoclip di Stai Mai Ccà, realizzato con il contributo di Davide Toffolo, consolida il dialogo tra musica, narrazione e dimensione grafica.

La critica ha riconosciuto a Metaversus un ruolo di rilievo nel panorama del rock alternativo italiano di fine anni Novanta, sottolineandone la capacità di superare i limiti della scena di riferimento senza rinunciare a una forte identità.

A distanza di oltre vent’anni dalla pubblicazione, “Metaversus” continua a distinguersi come uno dei lavori più compiuti dei 24 Grana.

 

L’album restituisce l’immagine di una band nel pieno di una fase di definizione e consapevolezza, capace di coniugare ricerca sonora, densità tematica e coerenza formale.

 

Più che un documento del proprio tempo, “Metaversus” si impone come un’opera ancora attuale, in grado di interrogare l’ascoltatore sui meccanismi dell’identità e della rappresentazione.

Freak Motel

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Coca Puma

Coca Puma

Groove Armada

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Bassolino

Bassolino

Pulp

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Darius

Darius



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