Pubblicato per la prima volta nel 2008 e riproposto in una seconda edizione aggiornata nel 2018, “Techno. Ritmi afrofuturisti” di Claudia Attimonelli è oggi considerato un testo di riferimento imprescindibile per chiunque si occupi di cultura techno e musica elettronica in una prospettiva storica e critica.
Ampiamente recensito nel corso degli anni su riviste specializzate e piattaforme di critica musicale, il libro ha contribuito in modo decisivo a legittimare la techno come oggetto di studio, restituendone la complessità culturale, simbolica e politica.
L’autrice nelle prossime settimane sarà protagonista di alcuni eventi legati al dibattito sulla genesi e sulla diffusione della cultura elettronica.
Tra queste, la lezione di Storia e Filosofia della Techno aperta al pubblico, in programma il 17 gennaio presso il Tempio del Futuro Perduto a Milano e l’appuntamento previsto a Torino nel mese di febbraio, dedicato a un’immersione nella cultura dance e nei suoi spazi, nell’ambito del progetto Better Days.
In questo quadro, il libro di Attimonelli continua a offrire una base teorica solida per comprendere perché la techno resti, ancora oggi, uno dei linguaggi culturali più vitali e trasversali della contemporaneità.
Un racconto globale della techno
Lontano dall’essere una semplice storia legata al genere musicale, “Techno. Ritmi afrofuturisti” costruisce un racconto ampio e stratificato, che segue la techno dalle sue origini nelle tribù metropolitane nordamericane fino alla sua diffusione globale.
Il percorso attraversa il Nord America, l’Europa, l’Estremo Oriente e l’area dell’Oceano Indiano, passando tanto per i paesaggi posturbani delle grandi metropoli quanto per contesti periferici e inaspettati, come le masserie del Sud Italia.
Questa traiettoria viene restituita come una epica contemporanea della musica black, in cui suono, tecnologia e immaginario culturale si intrecciano costantemente.
La techno emerge così come un linguaggio capace di adattarsi, trasformarsi e rinnovarsi senza perdere il legame con le proprie matrici simboliche.
Detroit, afrofuturismo e immaginari del futuro
Al centro dell’analisi si colloca Detroit, non solo come luogo di nascita della techno, ma come spazio simbolico in cui convergono tensioni sociali, condizioni economiche, visioni tecnologiche e narrazioni culturali.
È qui che Attimonelli individua uno dei nuclei fondanti del genere, legandolo alla diaspora afroamericana, alla black science fiction e al pensiero dell’afrofuturismo.
L’afrofuturismo diventa la chiave interpretativa attraverso cui leggere la techno come musica proiettata nel futuro ma profondamente radicata nella memoria storica: una pratica sonora che utilizza la tecnologia per immaginare mondi alternativi, identità ibride e nuove possibilità di esistenza.
Underground, tecnologia e pratiche culturali
Uno degli aspetti più rilevanti del libro è l’attenzione alle pratiche e ai dispositivi culturali che definiscono la scena techno.
Concetti come djing, laptop music, sampling, loop e remix non vengono trattati come semplici tecniche, ma come vere e proprie forme di scrittura sonora, capaci di ridefinire nozioni di autorialità, tempo e corpo.
Attimonelli analizza inoltre le tensioni che attraversano il mondo elettronico: underground e mainstream, coolness e marginalità, umano, postumano, alieno e robot. In questo senso, la techno viene letta come uno spazio di sperimentazione continua, in cui si ridefiniscono i confini tra soggetto, macchina e collettività.
La ricezione critica
La solidità del libro è confermata dalla sua ampia ricezione critica.
Una delle prime recensioni, pubblicata su Sentireascoltare.com, sottolinea come l’autrice riesca a tenere insieme rigore teorico e capacità narrativa, osservando che Attimonelli “non si fa scrupolo infatti di mettere in gioco aspetti storico-sociali, fenomenologici e sia pure antropologici”, costruendo una vera e propria mappa della contemporaneità in cui la techno appare come elemento centrale e irrinunciabile.
La stessa recensione evidenzia come il libro offra strumenti utili anche a chi, pur vivendo la musica elettronica, ne ha spesso percepito solo la superficie, fornendo chiavi di lettura capaci di chiarire un immaginario complesso e stratificato.
Un libro ancora necessario
A oltre quindici anni dalla prima pubblicazione, “Techno. Ritmi afrofuturisti” resta un libro necessario.
Non solo per comprendere la storia della techno, ma per leggere il presente di una cultura che continua a reinventarsi, sfuggendo alle etichette e alle definizioni rigide.
In relazione agli eventi pubblici in programma nei prossimi mesi, il volume si conferma uno strumento prezioso per riflettere su come la techno non sia soltanto musica da club, ma pensiero critico, spazio urbano, corpo e visione del futuro.
L’autrice
Claudia Attimonelli è sociosemiologa, professoressa associata di Media, Cultura Visuale e Sound Studies presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.
È coordinatrice scientifica dell’Archivio di Genere “Carla Lonzi” dell’Università di Bari e organizza i Dialoghi sul BIG Bari International Gender Festival.
È visiting professor presso l’Università UFRJ di Rio de Janeiro e chercheuse associée dell’Université Paul-Valéry.
Le sue ricerche sulla techno, sull’afrofuturismo e sulle questioni di genere sono considerate seminali nel panorama italiano e internazionale, a partire proprio dalla pubblicazione di “Techno. Ritmi afrofuturisti”.
I suoi libri sono tradotti in diverse lingue e il suo lavoro si concentra su estetiche contemporanee, stili urbani, culture musicali e pratiche di genere.
Tra le sue pubblicazioni più recenti figurano “The Origins of Afrofuturism to the Aquatopia of Drexciya” (2025), “Digital Dystopia. Black Mirror and the End of Humanism” (con V. Susca, 2025), “L’elettronica è donna” (con C. Tomeo, 2022), “L’estetica del malessere” (2020) e “Pornocultura” (con V. Susca, 2016).
Come curatrice collabora con teatri, istituzioni e gallerie sui linguaggi audio-visivi; tra le recenti mostre internazionali si segnalano “30 Years of Kompakt: The Visual Side of Music” (Roma, Milano) e “Hogre. Come una pistola ad acqua caricata a vernice” (Bari).
Con C. Tomeo ha inoltre curato i volumi 7 e 8 di “Connessioni Remote” (Università degli Studi di Milano, 2024), dedicati alla dimensione sonora del quotidiano.












