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Ci sono band che hanno costruito il proprio successo attraverso classifiche e passaggi radiofonici. Altre, invece, hanno cambiato il corso di un intero genere rimanendo sempre ai margini del circuito mainstream. I Dead Meadow appartengono senza dubbio alla seconda categoria.
Dal 21 al 26 luglio la formazione statunitense torna in Italia con sei concerti che aprono ufficialmente la parte europea del Voyager to Voyager Tour 2026, un ritorno particolarmente significativo perché anticipa l’uscita di “Foundlings”, raccolta di brani inediti, rarità e reinterpretazioni in pubblicazione il 31 luglio per Heavy Psych Sounds. Il disco rappresenta anche il primo progetto pubblicato dopo la scomparsa dello storico bassista Steve Kille, figura fondamentale nella costruzione del suono della band.
Per il pubblico italiano sarà l’occasione di rivedere dal vivo uno dei gruppi che, dalla fine degli anni Novanta, ha ridefinito il concetto stesso di heavy psych, influenzando decine di artisti e contribuendo alla rinascita internazionale del rock psichedelico.
Dead Meadow – Italy Tour 2026
21 luglio – Roma · Monk
monkroma.it/en/Tickets/#/it/event/dead-meadow/233352
22 luglio – Marina di Ravenna · Hana-Bi
bronsonproduzioni.com/eventi/?event=33982
23 luglio – Pescara · Arena del Porto Turistico
ciaotickets.com/it/biglietti/dead-meadow-concerto-indierocket-festival
24 luglio – Vitulazio (CE) · Mr. Rolly’s
FREE ENTRY instagram.com/mrrollys1995
25 luglio – Firenze · Annibale Festival (Lumen)
FREE ENTRY instagram.com/lumen.firenze
26 luglio – Torino · Blah Blah
blahblahtorino.com/evento/dead-meadow-usa-psychedelic-rock-legends
Una band che ha cambiato il volto della psichedelia contemporanea
Quando nel 1998 Jason Simon, Steve Kille e Mark Laughlin fondano i Dead Meadow a Washington D.C., il rock psichedelico attraversa una fase di relativa marginalità. Lo stoner sta vivendo la propria affermazione grazie a Kyuss e Fu Manchu, mentre la psichedelia classica sembra ormai appartenere soprattutto alla storia del rock.
La scelta della band è quella di non imitare il passato, ma di utilizzarlo come punto di partenza. L’hard rock dei primi Black Sabbath, le atmosfere cosmiche dei Pink Floyd, il blues elettrico di Jimi Hendrix, il folk lisergico degli anni Sessanta e le strutture ipnotiche dello space rock vengono rielaborati in una scrittura personale, costruita su riff lenti, lunghe improvvisazioni e una dimensione onirica che diventerà il marchio di fabbrica del gruppo.
Il risultato è un linguaggio che negli anni successivi contribuirà alla nascita della moderna scena heavy psych internazionale, influenzando numerose band tra Stati Uniti ed Europa.
Dalla scena punk di Washington a una nuova idea di rock psichedelico
La storia dei Dead Meadow nasce all’interno della scena indipendente di Washington D.C., la stessa che aveva dato vita all’universo Dischord e ai Fugazi. Jason Simon e Steve Kille suonavano già insieme negli Impossible Five e successivamente nei Colour, esperienze che li portarono progressivamente ad allontanarsi dal punk per esplorare territori più psichedelici.
Il primo album, “Dead Meadow”, viene pubblicato nel 2000 dalla Tolotta Records, etichetta fondata da Joe Lally dei Fugazi. Registrato con mezzi estremamente limitati, il disco contiene già tutti gli elementi che renderanno riconoscibile la band: riff sabbathiani, riverberi profondi, tempi dilatati e una voce quasi sospesa, più evocativa che aggressiva. Brani come “Sleepy Silver Door” sono ancora oggi considerati pietre miliari della psichedelia contemporanea.
L’anno successivo arriva “Howls From the Hills”, registrato in una fattoria dell’Indiana. Il suono si amplia ulteriormente, alternando momenti di heavy rock a lunghe derive ambient, psichedeliche e blues, dimostrando una maturità sorprendente per una band al secondo album.
La storica Peel Session e l’approdo alla Matador Records
Uno degli episodi più significativi della carriera del gruppo arriva nel 2002.
Dopo aver ascoltato i loro primi lavori, il leggendario John Peel invita i Dead Meadow a registrare una Peel Session per BBC Radio 1. La band, però, non dispone delle risorse economiche necessarie per raggiungere Londra.
La soluzione diventa storia: la sessione viene registrata nello spazio prove dei Fugazi a Washington utilizzando l’otto piste appartenuto ai Minor Threat. È la prima volta nella storia del programma che una Peel Session viene incisa fuori dagli studi della BBC. Un riconoscimento enorme per una band ancora completamente indipendente.
Poco dopo arriva la firma con Matador Records, una delle etichette indipendenti più importanti al mondo. Da questo momento la produzione del gruppo assume una dimensione internazionale.
Un catalogo che ha definito un genere
Con “Shivering King and Others” (2003) la scrittura diventa ancora più cinematografica, alternando ballate psichedeliche e improvvise esplosioni heavy.
“Feathers” (2005) amplia ulteriormente il suono grazie all’ingresso del secondo chitarrista Cory Shane, mentre “Old Growth” (2008) rappresenta uno dei punti più alti della loro produzione, riportando la band verso atmosfere più organiche e blues.
Negli anni successivi arrivano “Warble Womb” (2013), “The Nothing They Need” (2018), “Force Form Free” (2022) e “Voyager to Voyager” (2025), lavori che testimoniano una sorprendente continuità artistica senza mai inseguire le mode del momento.
L’influenza sulla scena internazionale
Pur rimanendo una band di culto, i Dead Meadow hanno lasciato un’impronta profonda sulla scena rock contemporanea.
Nel 2002 collaborano con Anton Newcombe dei The Brian Jonestown Massacre, registrando il live “Got Live If You Want It” per l’etichetta Committee to Keep Music Evil.
Pochi anni dopo gli Wolfmother reinterpretano “Everything’s Goin’ On”, trasformandola nel brano “Pilgrim” pubblicato sull’album “Cosmic Egg”, una delle testimonianze più evidenti dell’influenza esercitata dai Dead Meadow sulle generazioni successive.
Anche il loro immaginario ha sempre avuto un ruolo centrale: i testi attingono frequentemente alla narrativa fantastica di J.R.R. Tolkien e H.P. Lovecraft, contribuendo a creare un universo coerente dove musica, letteratura e psichedelia convivono naturalmente.
“Foundlings”: il nuovo capitolo dopo Steve Kille
Il 31 luglio uscirà “Foundlings”, un progetto che raccoglie materiale inciso tra il 2002 e il 2024.
Più che una semplice raccolta, il disco documenta oltre vent’anni di evoluzione della band attraverso demo, rarità, outtake e reinterpretazioni di The Beatles, Led Zeppelin e Powell St. John, insieme a registrazioni provenienti dalle session di Voyager to Voyager, EarthQuaker Devices e Committee to Keep Music Evil.
L’album assume un valore ancora più profondo perché è il primo pubblicato dopo la morte di Steve Kille, bassista, produttore e membro fondatore dei Dead Meadow, scomparso nell’aprile 2024. Jason Simon ha spiegato che non esiste un modo per ricreare la chimica costruita con Kille in quasi trent’anni di attività, motivo per cui il gruppo ha scelto di proseguire senza sostituirne realmente il ruolo storico.
L’Italia come punto di partenza del nuovo tour europeo
Le sei date italiane rappresentano l’inizio della tournée europea annunciata dalla band e da Heavy Psych Sounds. Dopo Roma, Marina di Ravenna, Pescara, Vitulazio, Firenze e Torino, il tour proseguirà tra Germania, Francia, Svizzera, Paesi Bassi, Belgio, Spagna e Portogallo.
A quasi trent’anni dalla loro formazione, i Dead Meadow continuano a occupare una posizione unica nel panorama del rock contemporaneo. Non hanno mai inseguito il successo commerciale né modificato il proprio linguaggio per adattarsi alle tendenze del momento. Hanno invece costruito, disco dopo disco, un’identità riconoscibile e influente, diventando uno dei riferimenti assoluti della psichedelia moderna.
Il tour italiano del 2026 non è quindi soltanto il ritorno di una band nel nostro Paese, ma l’occasione per assistere dal vivo a uno dei gruppi che hanno contribuito a ridefinire il suono del rock psichedelico tra il XX e il XXI secolo.





