Se oggi riusciamo a immaginare i Depeche Mode, i Joy Division o gli U2, è anche perché Anton Corbijn ha contribuito a costruirne il linguaggio visivo.
Le sue fotografie non hanno semplicemente documentato la musica degli ultimi cinquant’anni. Hanno definito l’immaginario di intere generazioni, trasformando artisti, album e videoclip in riferimenti della cultura contemporanea. La mostra “Corbijn, Anton”, ospitata da Fotografiska Berlin – The Contemporary Museum of Photography, Art & Culture, rappresenta così l’occasione per rileggere il lavoro di uno degli autori che più hanno influenzato il rapporto tra fotografia, musica e cinema.
INFO
“Corbijn, Anton”
Fotografiska Berlin – The Contemporary Museum of Photography, Art & Culture
Oranienburger Straße 54, 10117 Berlino
Cinquant’anni di immagini che hanno costruito un immaginario
Curata in stretta collaborazione con Anton Corbijn, la retrospettiva riunisce quasi 150 opere tra fotografie iconiche e una selezione di lavori scelti personalmente dall’autore e raramente esposti al pubblico. Il percorso ripercorre oltre cinque decenni di attività, raccontando l’evoluzione di una ricerca che ha attraversato fotografia, videoclip, cinema e progettazione grafica senza mai separare l’immagine dalla musica.
L’esposizione non si limita a raccogliere i lavori più celebri di Corbijn, ma propone anche uno sguardo più personale sul suo archivio, offrendo al visitatore l’opportunità di comprendere come il suo linguaggio fotografico si sia sviluppato nel tempo.
Dal post-punk londinese ai Depeche Mode
La storia di Anton Corbijn inizia nei Paesi Bassi, ma trova una svolta decisiva nel 1979, quando si trasferisce a Londra nel pieno dell’esplosione post-punk. Nei primi giorni trascorsi nella capitale britannica riesce a fotografare i Joy Division, entrando rapidamente in contatto con una scena destinata a cambiare la musica contemporanea.
Da quel momento il suo approccio supera la semplice fotografia di ritratto. Corbijn costruisce collaborazioni creative di lunga durata con gli artisti, contribuendo a definirne l’identità visiva attraverso fotografie, videoclip, artwork e direzione artistica. È il caso dei Depeche Mode, di cui è tuttora responsabile della direzione visiva, e degli U2, per i quali realizza fotografie promozionali e copertine da oltre quarant’anni. Più che documentare la musica, il suo lavoro ne diventa parte integrante.
Un archivio che attraversa musica, cinema e arte
Il percorso espositivo comprende alcuni dei ritratti più riconoscibili della sua carriera, dedicati a Tom Waits, The Rolling Stones, Martin Scorsese, Marlene Dumas, Nina Hagen, Herbert Grönemeyer e Wim Wenders, restituendo la varietà degli ambiti nei quali Corbijn ha operato.
Il suo stile, caratterizzato dal bianco e nero, dalla grana pronunciata e da una composizione essenziale, è diventato uno dei linguaggi visivi più riconoscibili della fotografia contemporanea. Più che ricercare la perfezione tecnica, Corbijn ha sempre privilegiato la relazione con il soggetto, costruendo immagini capaci di rimanere impresse nella memoria collettiva.
Oltre la fotografia
La mostra racconta anche un percorso che va oltre il ritratto fotografico. Nel corso della sua carriera Anton Corbijn ha diretto oltre 80 videoclip per artisti come Johnny Cash, Nirvana, Metallica, Nick Cave, Coldplay, Arcade Fire e The Killers, oltre ai già citati Depeche Mode e U2.
Dal 2006 ha esteso la propria ricerca al cinema con Control, film dedicato a Ian Curtis dei Joy Division e premiato in numerosi festival internazionali, seguito da The American, A Most Wanted Man, Life, dal documentario Squaring the Circle, dedicato allo studio Hipgnosis, e dal più recente Switzerland, uscito nel 2025.
Un autore che ha cambiato il modo di vedere la musica
Osservare oggi il lavoro di Anton Corbijn significa ripercorrere una parte fondamentale della cultura visiva degli ultimi cinquant’anni. Le sue immagini non hanno soltanto accompagnato la storia della musica: hanno contribuito a costruirne l’identità, influenzando il modo in cui il pubblico continua a immaginare alcuni dei suoi protagonisti più iconici.
Con “Corbijn, Anton”, Fotografiska Berlin propone una retrospettiva che va oltre la celebrazione di una carriera. È un’occasione per comprendere come la fotografia possa diventare parte integrante della musica e, più in generale, della costruzione dell’immaginario culturale contemporaneo.





