Andrew Weatherall, Disco Pogo pubblica il tributo definitivo dedicato a una delle figure più influenti della cultura club

Andrew Weatherall, Disco Pogo pubblica il tributo definitivo dedicato a una delle figure più influenti della cultura club

A sei anni dalla scomparsa di Andrew Weatherall, il suo lavoro continua a essere oggetto di studi, ristampe e nuove pubblicazioni. Non è soltanto il ricordo di uno dei DJ e produttori più influenti della scena britannica, ma il riconoscimento di una figura che ha modificato il modo di intendere il rapporto tra rock, acid house, dub, techno, post-punk e cultura club.

Per questo motivo Disco Pogo ha annunciato A Disco Pogo Tribute to Andrew Weatherall, un volume di 350 pagine che rappresenta il progetto editoriale più ampio mai dedicato al musicista inglese. Nato come evoluzione dell’esaurito speciale pubblicato da Jockey Slut nel 2020, il libro è stato completamente ripensato, ampliato e realizzato con il supporto dell’Andrew Weatherall Estate.

INFO

Un archivio costruito attorno alla musica di Andrew Weatherall

Più che una semplice raccolta di testimonianze, A Disco Pogo Tribute to Andrew Weatherall si presenta come un vero lavoro di documentazione.

Il volume supera le 350 pagine, con oltre 250 pagine di contenuti completamente nuovi rispetto all’edizione del 2020. Al suo interno trovano spazio fotografie inedite, materiali d’archivio, una discografia completa, approfondimenti dedicati alla sua attività artistica e un ricco apparato iconografico costruito in collaborazione con l’Andrew Weatherall Estate.

Tra gli elementi più significativi figura un saggio di circa 12.000 parole dedicato esclusivamente ai remix realizzati da Weatherall durante la sua carriera. Il testo ripercorre cronologicamente uno degli aspetti più importanti della sua produzione, analizzando il modo in cui ha trasformato il remix in uno strumento creativo autonomo piuttosto che in un semplice intervento tecnico.

Il libro raccoglie inoltre contributi e ricordi di alcune delle personalità che hanno condiviso con lui percorsi artistici e professionali, tra cui Shaun Ryder, Mark Moore, Alex Paterson, Jagz Kooner, Beth Orton, Bob Stanley, Neil Barnes, Steve Mason e Gwenno, offrendo una prospettiva corale sulla sua eredità musicale.

Chi era Andrew Weatherall

Nato a Windsor nel 1963, Andrew Weatherall iniziò la propria attività come DJ nella Londra della seconda metà degli anni Ottanta, nel pieno dell’esplosione acid house britannica. Fin dagli esordi sviluppò un approccio distante dalle logiche dei generi musicali, costruendo set in cui rock psichedelico, dub, elettronica, post-punk, house e techno convivevano con naturalezza.

La notorietà internazionale arrivò nel 1991 grazie al lavoro svolto su “Screamadelica” dei Primal Scream, album considerato una delle opere più importanti della musica britannica contemporanea e punto d’incontro tra cultura rave e rock alternativo.

Parallelamente avviò una produzione personale che attraversò numerosi progetti. Fondò i Sabres of Paradise, pubblicando album fondamentali come “Sabresonic”, “Haunted Dancehall” e “Sabresonic II”, contribuendo a definire nuovi linguaggi tra techno, ambient e dub. Successivamente diede vita ai Two Lone Swordsmen insieme a Keith Tenniswood, progetto che esplorò territori elettronici ancora più ampi.

Nel corso della carriera firmò remix per artisti come New Order, My Bloody Valentine, Saint Etienne, Happy Mondays, The Orb, Björk, James e numerosi altri, costruendo una discografia che continua ancora oggi a essere punto di riferimento per DJ e produttori.

Un modo diverso di intendere il DJing

Ridurre Andrew Weatherall al ruolo di DJ o produttore significa limitare la portata del suo contributo.

Le sue selezioni musicali erano costruite seguendo connessioni culturali più che appartenenze stilistiche. All’interno dello stesso set potevano convivere post-punk, dub giamaicano, krautrock, techno di Detroit, house di Chicago, rock psichedelico e produzioni contemporanee senza che il passaggio risultasse forzato.

Questa visione trovò una delle sue espressioni più compiute nel programma “Music’s Not For Everyone”, trasmesso da NTS Radio dal 2014 fino alla sua scomparsa nel 2020. Ogni episodio rappresentava una mappa del suo immaginario sonoro, lontana dalle classificazioni tradizionali e costruita seguendo esclusivamente relazioni musicali, emotive e culturali.

Perché questo libro conta oggi

Negli ultimi anni Andrew Weatherall è stato celebrato attraverso compilation, ristampe e iniziative dedicate alla sua memoria. Il progetto realizzato da Disco Pogo rappresenta però qualcosa di diverso.

Non si limita infatti a ricordare la figura del DJ inglese, ma prova a documentarne il metodo, il pensiero e l’impatto sulla cultura musicale contemporanea attraverso un lavoro archivistico costruito su materiali originali, ricerca editoriale e contributi diretti di chi ha condiviso con lui una parte del proprio percorso artistico.

In un momento storico in cui i confini tra generi musicali risultano sempre più fluidi, tornare al lavoro di Andrew Weatherall significa comprendere una delle figure che più di altre ha contribuito a renderli permeabili, influenzando ancora oggi il modo in cui musica elettronica, rock e cultura club continuano a dialogare.

A sei anni dalla scomparsa di Andrew Weatherall, il suo lavoro continua a essere oggetto di studi, ristampe e nuove pubblicazioni. Non è soltanto il ricordo di uno dei DJ e produttori più influenti della scena britannica, ma il riconoscimento di una figura che ha modificato il modo di intendere il rapporto tra rock, acid house, dub, techno, post-punk e cultura club.

Per questo motivo Disco Pogo ha annunciato A Disco Pogo Tribute to Andrew Weatherall, un volume di 350 pagine che rappresenta il progetto editoriale più ampio mai dedicato al musicista inglese. Nato come evoluzione dell’esaurito speciale pubblicato da Jockey Slut nel 2020, il libro è stato completamente ripensato, ampliato e realizzato con il supporto dell’Andrew Weatherall Estate.

INFO

Un archivio costruito attorno alla musica di Andrew Weatherall

Più che una semplice raccolta di testimonianze, A Disco Pogo Tribute to Andrew Weatherall si presenta come un vero lavoro di documentazione.

Il volume supera le 350 pagine, con oltre 250 pagine di contenuti completamente nuovi rispetto all’edizione del 2020. Al suo interno trovano spazio fotografie inedite, materiali d’archivio, una discografia completa, approfondimenti dedicati alla sua attività artistica e un ricco apparato iconografico costruito in collaborazione con l’Andrew Weatherall Estate.

Tra gli elementi più significativi figura un saggio di circa 12.000 parole dedicato esclusivamente ai remix realizzati da Weatherall durante la sua carriera. Il testo ripercorre cronologicamente uno degli aspetti più importanti della sua produzione, analizzando il modo in cui ha trasformato il remix in uno strumento creativo autonomo piuttosto che in un semplice intervento tecnico.

Il libro raccoglie inoltre contributi e ricordi di alcune delle personalità che hanno condiviso con lui percorsi artistici e professionali, tra cui Shaun Ryder, Mark Moore, Alex Paterson, Jagz Kooner, Beth Orton, Bob Stanley, Neil Barnes, Steve Mason e Gwenno, offrendo una prospettiva corale sulla sua eredità musicale.

Chi era Andrew Weatherall

Nato a Windsor nel 1963, Andrew Weatherall iniziò la propria attività come DJ nella Londra della seconda metà degli anni Ottanta, nel pieno dell’esplosione acid house britannica. Fin dagli esordi sviluppò un approccio distante dalle logiche dei generi musicali, costruendo set in cui rock psichedelico, dub, elettronica, post-punk, house e techno convivevano con naturalezza.

La notorietà internazionale arrivò nel 1991 grazie al lavoro svolto su “Screamadelica” dei Primal Scream, album considerato una delle opere più importanti della musica britannica contemporanea e punto d’incontro tra cultura rave e rock alternativo.

Parallelamente avviò una produzione personale che attraversò numerosi progetti. Fondò i Sabres of Paradise, pubblicando album fondamentali come “Sabresonic”, “Haunted Dancehall” e “Sabresonic II”, contribuendo a definire nuovi linguaggi tra techno, ambient e dub. Successivamente diede vita ai Two Lone Swordsmen insieme a Keith Tenniswood, progetto che esplorò territori elettronici ancora più ampi.

Nel corso della carriera firmò remix per artisti come New Order, My Bloody Valentine, Saint Etienne, Happy Mondays, The Orb, Björk, James e numerosi altri, costruendo una discografia che continua ancora oggi a essere punto di riferimento per DJ e produttori.

Un modo diverso di intendere il DJing

Ridurre Andrew Weatherall al ruolo di DJ o produttore significa limitare la portata del suo contributo.

Le sue selezioni musicali erano costruite seguendo connessioni culturali più che appartenenze stilistiche. All’interno dello stesso set potevano convivere post-punk, dub giamaicano, krautrock, techno di Detroit, house di Chicago, rock psichedelico e produzioni contemporanee senza che il passaggio risultasse forzato.

Questa visione trovò una delle sue espressioni più compiute nel programma “Music’s Not For Everyone”, trasmesso da NTS Radio dal 2014 fino alla sua scomparsa nel 2020. Ogni episodio rappresentava una mappa del suo immaginario sonoro, lontana dalle classificazioni tradizionali e costruita seguendo esclusivamente relazioni musicali, emotive e culturali.

Perché questo libro conta oggi

Negli ultimi anni Andrew Weatherall è stato celebrato attraverso compilation, ristampe e iniziative dedicate alla sua memoria. Il progetto realizzato da Disco Pogo rappresenta però qualcosa di diverso.

Non si limita infatti a ricordare la figura del DJ inglese, ma prova a documentarne il metodo, il pensiero e l’impatto sulla cultura musicale contemporanea attraverso un lavoro archivistico costruito su materiali originali, ricerca editoriale e contributi diretti di chi ha condiviso con lui una parte del proprio percorso artistico.

In un momento storico in cui i confini tra generi musicali risultano sempre più fluidi, tornare al lavoro di Andrew Weatherall significa comprendere una delle figure che più di altre ha contribuito a renderli permeabili, influenzando ancora oggi il modo in cui musica elettronica, rock e cultura club continuano a dialogare.

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